Il Papa in parrocchia: «Il segreto per amare Gesù è lasciarsi amare da lui»

La visita di Francesco a San Tommaso Apostolo, all’Infernetto: l’incontro con i bambini, i malati, i disabili e le famiglie; la confessione di 5 persone; infine la Messa. Tra i concelebranti il cardinale Vallini di Laura Badaracchi

Un tripudio di bandierine bianche e gialle, uno striscione con la scritta bilingue “Bienvenido – Benvenuto” e i cori ritmati dai bambini che ripetevano “Francesco, Francesco” hanno accolto ieri, domenica 16 febbraio, poco prima delle 16, l’arrivo di Papa Bergoglio sul sagrato della parrocchia di San Tommaso apostolo all’Infernetto. (FOTO) Nella chiesa, ad attendere il Pontefice in visita pastorale per il cinquantesimo anniversario dell’erezione della parrocchia (il prossimo 19 febbraio), centinaia di persone, fiori bianchi e tanta luce che filtrava dalle vetrate sul tetto della nuova chiesa, dedicata nell’aprile dello scorso anno e progettata dall’architetto Marco Petreschi, che nel 2000 aveva realizzato il palco della Gmg a Tor Vergata.

«Sporca l’anima non quello che viene da fuori, ma quello che viene da dentro. Cosa c’è nel mio cuore, cosa ho dentro, nessuno lo sa; dire la verità a noi stessi non è facile, cerchiamo di coprire quello che non va bene», ha esordito il Santo Padre nell’omelia della Messa vespertina, stigmatizzando la maldicenza e invitando a un discernimento profondo dei sentimenti e dei pensieri: «Chiunque odia il suo fratello uccide il suo fratello nel suo cuore, chiunque chiacchiera contro il suo fratello uccide con il suo cuore. Noi a volte non ci accorgiamo di questo, sparliamo di questo e di quello: questo uccide il fratello». Quindi ha esortato i fedeli a «chiedere al Signore due grazie: conoscere cosa c’è nel mio cuore, per non vivere ingannati, e fare il buono che è nel nostro cuore, e non fare il male che è nel nostro cuore. Anche i cattivi desideri verso l’altro uccidono. Che il Signore ci aiuti a volerci bene, e se io non posso voler bene a una persona, devo pregare per lei perché il Signore mi aiuti a volerle bene».

Durante l’offertorio è stata consegnata a Papa Francesco una somma per i poveri; prima della benedizione finale il parroco don Antonio D’Errico, 47 anni, alla guida della comunità dal 2002, ha voluto ringraziare il Pontefice: «Oggi abbiamo sperimentato la sua sollecitudine per il popolo romano. Siamo il suo popolo, a cui ha chiesto di compiere un cammino di santità e di fiducia. E sono convinto che tutte queste pecorelle che siamo noi le hanno lasciato addosso un po’ del loro odore, che si porterà a casa». E ha aggiunto: «Ci impegniamo a trasmettere il Vangelo. Oggi essere cristiani di Roma è una bella responsabilità: non vogliamo deluderla. Davanti ai suoi insegnamenti, specialmente sui poveri che sono la carne viva di Cristo da toccare, non dobbiamo indietreggiare. Siamo chiamati a essere davvero rivoluzionari nella nostra vita, che rischia di essere addormentata».

Nella chiesa gremita da 400 persone, oltre alle migliaia sul sagrato, c’era anche Emilio, ultrasettantenne che cammina aiutato da due stampelle: «Francesco è grande e sono felice di poter avvicinare un uomo che mette d’accordo tutti quanti: è una cosa bellissima. Mi auguro che possiamo seguire, tutti, quello che ci dice lui: è un Vangelo vivente», sottolinea. La bisnonna Benilde, in attesa sul sagrato con due dei suoi bis-nipoti, dice con un sorriso: «Il Papa è buono, averlo fra noi è una bella emozione per tutti».

Fra i 262 bambini che si preparano alla prima confessione e alla comunione, svettava suor Susanna, delle Missionarie della Sacra Famiglia, impegnata nella catechesi delle comunioni e delle cresime. Polacca, è presente da un decennio in parrocchia insieme ad altre tre consorelle. «I bambini hanno regalato al Papa un cartellone con le impronte delle loro mani, come segno dello slogan “Ti diamo una mano”», racconta Livia, coordinatrice dei catechisti della comunione, mentre Roberto, coordinatore dei catechisti della cresima, è anche in prima linea nell’animazione liturgica e nel coro. I 120 ragazzi cresimandi e dei gruppi post-cresima hanno preparato un cartellone con le impronte dei loro piedi, simbolo dell’impegno “Camminiamo con te”. Per il Pontefice la squadra di calcio dell’oratorio, in tuta blu profilata di giallo, ha preparato come dono un gagliardetto speciale.

«Abbiamo fatto i compiti a casa, come ci hai chiesto: sappiamo la data del nostro battesimo», ha detto al Papa Giulia, 9 anni, che si sta preparando alla prima confessione, aggiungendo: «Per diventare Papa una persona deve voler bene a Gesù più di tutti gli altri. Ci stiamo impegnando ad aiutarti, ma tu non dimenticarti di noi bambini di San Tommaso. Facciamo un patto: tu preghi per noi e noi preghiamo per te». Una ragazza cresimanda ha aggiunto: «Vogliamo camminare sulla via che ci conduce a Gesù. Ti vogliamo molto bene». Il Santo Padre, dopo aver ringraziato per l’accoglienza, ha rilevato: «Si cammina con i piedi e si applaude con le mani, tante volte anche sbagliando nel modo di amare Gesù. Io vi dirò un segreto per amare Gesù, sentite bene: per amare Gesù bisogna lasciarsi amare da Lui. Lui ci ama prima, ci aspetta, cerca tutti noi. Quando io non lo trovo, cosa vedo? Che lui mi ha trovato prima. Ci cerca, ci trova, ci ama sempre prima. Non dimenticatelo».

Papa Bergoglio ha poi incontrato alcuni disabili e malati della parrocchia, ha salutato una cinquantina di famiglie con un figlio battezzato di recente, ha confessato cinque persone e incontrato i membri del Consiglio pastorale parrocchiale per poi presiedere la Messa domenicale. Fra i concelebranti, il cardinale vicario Agostino Vallini, il vescovo ausiliare per il Settore Sud Paolo Schiavon e il viceparroco don Pierangelo Margiotta. Alle 19.45 il breve congedo del Pontefice sul sagrato, ancora gremito da migliaia di persone, con il consueto invito a pregare per lui.

17 febbraio 2014

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