Il Papa nella “chiesa delle vele”

Benedetto XVI ha visitato domenica 26 marzo la parrocchia di Dio Padre Misericordioso, simbolo del Giubileo del 2000 di Giulia Rocchi

Seconda visita in una parrocchia della Capitale per papa Benedetto XVI. A dicembre aveva cominciato con Santa Maria Consolatrice, a Casal Bertone, di cui era titolare da cardinale. Ieri ha proseguito con la chiesa di Dio Padre Misericordioso, a Tor Tre Teste. Ancora una volta una scelta non casuale. Si tratta, infatti, della chiesa realizzata in ricordo del Giubileo del 2000 dall’architetto americano Richard Meier. La famosa struttura con le tre vele bianche, simbolo della Chiesa che veleggia nel mondo, verso il terzo millennio. Una costruzione fortemente voluta da Giovanni Paolo II, «a ricordo del Grande Giubileo dell’anno Duemila – sottolinea Benedetto XVI –, perché condensasse in maniera efficace il significato di quell’evento spirituale straordinario». Ora al timone della Chiesa c’è Papa Ratzinger. Ma la rotta da seguire è sempre la stessa. Per questo Benedetto XVI, durante l’omelia, cita alcune parole del suo predecessore. Un testo che Giovanni Paolo II avrebbe dovuto leggere il 3 aprile di un anno fa. Il discorso è stato poi pubblicato il 4 aprile scorso dall’Osservatore Romano, ma non era mai stato pronunciato.

«Nei disegni divini era scritto – ha esordito Benedetto XVI, riferendosi a Papa Wojtyla – che egli ci lasciasse proprio alla vigilia di quel giorno, sabato 2 aprile come tutti ricordiamo. Perciò non poté pronunciare queste sue parole che piace ricordare adesso a voi fratelli e sorelle». Poi legge quel discorso scritto da Giovanni Paolo II poco più di un anno fa: «All’umanità che talora sembra smarrita e dominata dal potere del male, dall’egoismo e dalla paura, il Signore risorto offre in dono il suo amore che perdona, riconcilia e apre l’animo alla speranza. È amore che converte i cuori e dona la pace. Quanto bisogno ha il mondo della Divina misericordia!». Come un «testamento» del suo predecessore, lo definisce Papa Ratzinger. Che invita i fedeli, giunti a migliaia per la sua visita, a «comprendere e accogliere l’amore misericordioso di Dio». Un impegno da attuare non solo all’interno delle famiglie, ma «in ogni ambito del quartiere».

Quartiere nato appena una ventina d’anni fa, alla periferia sud est della Capitale. E che a lungo è rimasto senza una vera chiesa. All’inizio, le Messe della parrocchia di Dio Padre Misericordioso venivano celebrate negli androni dei palazzi. Poi fu montato un tendone. E solo tre anni fa è stata inaugurata la chiesa attuale. «Una originale struttura architettonica», commenta il Papa ammirando la costruzione di Meier. E davvero si respira un’aria sacra, tra quelle pareti bianche, con il cielo azzurro che fa capolino dal tetto di vetro. Ma il Pontefice esorta la comunità parrocchiale a fare apprezzare a turisti e visitatori «non solo la bellezza dell’edificio sacro ma soprattutto la ricchezza della comunità viva e dell’amore». Essere cristiani, infatti, «non è un’ideologia», ricorda ancora il successore di Pietro durante l’omelia. Ma è «un’esperienza personale e comunitaria, e da essa scaturisce un modo di essere e di agire».

Una consegna, dunque. Un invito concreto per le migliaia di persone arrivate in piazza Terzo Millennio per vedere il Papa da vicino. In tanti lo aspettano fin dalle prime ore del mattino. Cercano di accaparrarsi un posto dentro la chiesa, o in prima linea dietro le transenne. Quando Benedetto XVI arriva, alle nove e cinque minuti, sono tutti lì, pronti ad acclamarlo. «Viva il Papa», gridano mentre suonano le campane. Con il Pontefice ci sono anche il cardinale vicario Camillo Ruini (che pose la prima pietra per la costruzione della chiesa di Tor Tre Teste), il vicegerente Luigi Moretti, il cardinale titolare Crescenzio Sepe. I fedeli sono ancor più numerosi quando il Papa va via, attorno alle undici. In tanti hanno seguito la messa sul sagrato, dal maxischermo montato per l’occasione. Sono emozionati e contenti. Perché Bendetto XVI è stato a trovarli.

27 marzo 2006

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