Il Papa: «Unità tra i cristiani con un dialogo serio e rigoroso»

«Meditiamo sul modello di vita dei primi discepoli di Cristo riuniti a Gerusalemme». In questo «cammino di ricerca ci accompagna e ci sostiene l’apostolo Paolo» di A. Z.

«La ricerca del ristabilimento dell’unità tra i cristiani divisi non può ridursi ad un riconoscimento delle reciproche differenze ed al conseguimento di una pacifica convivenza: ciò a cui aneliamo è quell’unità per cui Cristo stesso ha pregato e che per sua natura si manifesta nella comunione della fede, dei sacramenti, del ministero. Il cammino verso questa unità deve essere avvertito come imperativo morale, risposta ad una precisa chiamata del Signore». È il nuovo appello lanciato dal Santo Padre per l’unità tra i cristiani a conclusione della Settimana di preghiera ecumenica, con la celebrazione dei vespri presieduta nel pomeriggio di ieri, martedì 25 gennaio, nella basilica di San Paolo fuori le Mura. Un rito cui hanno preso parte i rappresentanti delle altre Chiese e comunità ecclesiali presenti a Roma.

«Occorre vincere – ha detto Benedetto XVI all’omelia della celebrazione – la tentazione della rassegnazione e del pessimismo, che è mancanza di fiducia nella potenza dello Spirito Santo. Il nostro dovere è proseguire con passione il cammino verso questa meta con un dialogo serio e rigoroso per approfondire il comune patrimonio teologico, liturgico e spirituale; con la reciproca conoscenza; con la formazione ecumenica delle nuove generazioni e, soprattutto, con la conversione del cuore e con la preghiera».

Quest’anno il tema della Settimana di preghiera per l’unità – «Uniti nell’insegnamento degli apostoli, nella comunione, nello spezzare il pane e nella preghiera» (cfr. Atti 2, 42) – era stato proposto dalle comunità cristiane di Gerusalemme, alle quali è andato il ringraziamento del Papa. «I cristiani della Città Santa – ha sottolineato il Pontefice – ci invitano a rinnovare e rafforzare il nostro impegno per il ristabilimento della piena unità meditando sul modello di vita dei primi discepoli di Cristo riuniti a Gerusalemme».

«Dobbiamo essere riconoscenti – ha affermato Benedetto XVI – perché, nel corso degli ultimi decenni, il movimento ecumenico ha fatto significativi passi in avanti, che hanno reso possibile raggiungere incoraggianti convergenze e consensi su svariati punti, sviluppando tra le Chiese e le comunità ecclesiali rapporti di stima e rispetto reciproco, come pure di collaborazione concreta di fronte alle sfide del mondo contemporaneo. Sappiamo bene, tuttavia, che siamo ancora lontani da quella unità per la quale Cristo ha pregato e che troviamo riflessa nel ritratto della prima comunità di Gerusalemme. L’unità alla quale Cristo, mediante il suo Spirito, chiama la Chiesa non si realizza solo sul piano delle strutture organizzative, ma si configura, ad un livello molto più profondo».

In questo «cammino di ricerca della piena unità visibile tra tutti i cristiani – ha proseguito il Papa – ci accompagna e ci sostiene l’apostolo Paolo» che dopo la sua conversione «fu ammesso, non solo come membro della Chiesa, ma anche come predicatore del Vangelo assieme agli altri apostoli, avendo ricevuto, come loro, la chiamata speciale ad essere “strumento eletto” per portare il suo nome dinanzi ai popoli». Al termine, il Papa ha salutato «in modo speciale i fratelli e le sorelle delle altre Chiese e comunità ecclesiali», tra cui i membri della Commissione mista internazionale per il dialogo teologico tra la Chiesa cattolica e le antiche Chiese Orientali, che si riunirà a Roma nei prossimi giorni.

26 gennaio 2011

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