Il pellegrinaggio al tempo dello smartphone

Presentata alla Lateranense l’applicazione “La via Francigena nel sud”, dedicata agli ultimi 90 chilometri dell’itinerario: itinerari, mappe, testi, foto, audio-guide multilingue e servizi di localizzazione di Elisa Storace

Novanta chilometri, nove tappe, otto itinerari nei centri storici di altrettante località, ventotto descrizioni di punti d’interesse religioso ma anche turistico e artistico, informazioni storiche sui territori attraversati, testi audio-video multilingue e, attraverso il GPS, funzione di localizzazione dei luoghi. Sono queste le principali caratteristiche dell’applicazione per smartphone e tablet “La via Francigena nel sud”, presentata ieri, martedì 16 aprile, presso la Pontificia Università Lateranense nel corso di un convegno che ne riprendeva il titolo.

«Questo originale convegno che l’Università del Papa ospita oggi – ha sottolineato il rettore, il vescovo Enrico dal Covolo – si presenta con un obiettivo ben preciso: offrire un nuovo strumento come guida a chi vuole percorrere la via Francigena nelle sue ultime tappe, ovvero quelle raggiungibili percorrendo l’antica via Prenestina da Piglio fino alla Capitale. Ciò che mi auguro – ha aggiunto – è che questa originale “application” possa contribuire in maniera feconda alla riscoperta degli antichi percorsi dei pellegrini, specialmente in quest’Anno della fede».

«La app – come ha spiegato Mauro Valletta, titolare della Nova ICT, azienda che l’ha realizzata – contiene tutte le tappe degli ultimi novanta chilometri del pellegrinaggio verso Roma che si realizzava venendo da sud; con mappe, testi, foto e audio-guide, in italiano, inglese e spagnolo». Gli ultimi chilometri di un percorso antichissimo, ovvero quello della via Francigena, che univa il nord Europa a Roma e da qui proseguiva verso i porti della Puglia, dove i pellegrini potevano allora imbarcarsi verso la Terra Santa.

«Da alcuni anni – ha notato don Paolo Asolan, docente di teologia alla Lateranense – assistiamo alla riunificazione delle tre “peregrinationes maiores” medievali: i pellegrinaggi a Roma, in Terra Santa e a Santiago di Compostela. Nel medioevo la loro unità veniva percepita a partire dagli itinerari che congiungevano i vari santuari, oltre che dalla presenza, lungo tutte le vie, di strutture di ospitalità simili. L’auspicio – si è augurato Asolan – è che oggi questa unità possa essere recuperata pienamente, sia grazie a strumenti come la app che viene presentata oggi, sia attraverso una rinnovata rete di accoglienza».

Riscoprire la via Francigena diventerebbe così un’opportunità per valorizzare il territorio e mettere in rete bellezze e risorse: una grande opportunità di promozione culturale, storica ed economica. Se ne sono detti convinti Rodolfo Lena, sindaco di Palestrina, e Danilo Sordi, primo cittadino di Gallicano nel Lazio. «Noi vorremmo che il percorso della via Francigena nel sud – ha affermato Andrea Fusco, direttore dei Servizi per il turismo della Provincia di Roma – diventasse un presidio per la tutela del territorio, oltre che fonte di reddito per molte aree oggi soggette a spopolamento, che potrebbero trarne grande beneficio».

«Il giorno dopo la mia ordinazione a vescovo di Palestrina – ha raccontato monsignor Domenico Sigalini – ricordo che un architetto mi assediò per delle firme per questo tracciato, che veniva allora messo a tema. Un tracciato che, accompagnato da un’adeguata assistenza spirituale lungo il cammino, sostanzia una proposta cristiana di grande valenza pastorale, valorizzando allo stesso tempo la storia, i segni di chi ci ha preceduto e un territorio in gran parte poco conosciuto».

17 aprile 2013

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