Il Piccolo Eliseo riapre nel segno di Testori

In scena il trittico “Erodiade”, a cui l’autore lavorò per anni. La terribile protagonista è impersonata da Maria Paiato per la regia di Pierpaolo Sepe di Toni Colotta

È buon segno che il Piccolo Eliseo Patroni Griffi riapra i battenti nel segno di Giovanni Testori con la rappresentazione di “Erodiade”. Segno che lo spirito del compianto scrittore di Novate ha ancora forza di suggestione, di pungolo spirituale che può perforare le coscienze, suscitare anche sconcerto. Quindi in definitiva ci consente di tornare sulla sua opera multiforme

Testori è morto nel 1993 settantenne, fra il rimpianto di intellettuali, artisti, studiosi di più discipline, estimatori della sua poliedricità di interessi ed espressioni, da vero ingegno «totale»: fu narratore, poeta, drammaturgo, critico d’arte, pittore, sceneggiatore. Per Odoardo Bertani, l’indimenticato critico di Avvenire, la sua creazione è una passio ininterrotta in cui filtra l’elemento autobiografico, il personaggio e l’autore coincidono; è una drammaturgia che si inscrive nella categoria del tragico». In un paese di commediografi come il nostro. Del Testori cristiano problematico disse in morte il cardinale Martini: «È stato un uomo di grandissima fede e sentiva il contrasto fra questa e le contraddizioni del nostro tempo, e le viveva drammaticamente». In tale senso perciò scomodo e «scandaloso».

“Erodiade” è un trittico ma riconducibile all’unità di un personaggio: lei, la concubina di Erode e madre di Salomè. Dalla Bibbia è balzata nella letteratura, e in quella musicale, anche se a ridosso della figura di Salomè. Testori vi ha lavorato a lungo negli ultimi decenni di vita. Ne sortì una meditazione a più stadi: la prima stesura è del ’67-’68, un’altra degli anni ’80, per poi confluire nel “Corpus dei Tre Lai”, per molti un capolavoro. L’autore rivisita il nucleo evangelico di Luca 3,19-20 della cattura di Giovanni Battista da parte di Erode, collegato a Matteo 14, 3 e seguenti, alla decapitazione del Profeta. La partitura teatrale è per attrice sola: Erodiade, che ha ricevuto da Salomè la testa mozzata, dinanzi al bacile che la contiene grida la sua torbida passione per quell’uomo che ne aveva respinto le profferte. Ma l’articolazione tragica della protagonista si dilata nelle ingiunzioni rivolte all’autore, al pubblico, a Dio che le contese quell’uomo, in un delirio inclinato verso la morte.

Pierpaolo Sepe, che ha curato la regia della performance testoriana, annota: «Nel vuoto di questa reggia immaginaria si apre il baratro dell’assurdo di Dio. Lo spazio risuona e risente del silenzio del suo abbandono. Eppure, nell’attimo stesso in cui l’anima cede alla tentazione del niente, la parola decade, preda del dubbio che si manifesti per gli umani l’inattesa coincidenza tra Dio e una rara e faticosa possibilità d’amore».

Lo spettacolo, naturalmente adatto solo per un pubblico adulto e maturo, è in scena al Piccolo Eliseo di via Nazionale dal 19 ottobre al 14 novembre. A impersonare la terribile protagonista è Maria Paiato, uno dei talenti maggiori della nostra scena per duttilità e stile incisivo

11 ottobre 2010

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