Il «Pigmalione» di Shaw sulle discriminazioni

Commedia frizzante e graffiante che narra in maniera godibile la vicenda del professor Higgins. In scena al Quirino di Toni Colotta

Dimmi come parli e ti dirò chi sei: solo uno spiritaccio come George Bernard Shaw poteva fare di questo adagio una commedia, «Pigmalione». In scena ora al Quirino. Non un capolavoro, ma frizzante e graffiante abbastanza per rendere godibile la vicenda del professor Higgins: per pura scommessa dirozza una selvaggia venditrice ambulante, Lisa, e in poco tempo la fa sembrare una duchessa per la migliore società. Metamorfosi ottenuta forzando la «sciagurata bestiolina» a esprimersi correttamente e a usare modi raffinati. Ma la nuova donna ha anche sviluppato una sensibilità interiore e ama il suo Pigmalione. Mentre quello del mito si innamorò della bella statua di Afrodite da lui scolpita, così da ottenere che fosse persona viva, qui il finale ha più sapore di ironia. Shaw voleva dimostrare le discriminazioni sociali legate al linguaggio e l’importanza della fonetica nell’idioma londinese; la traduzione di Masolino d’Amico adottata dallo spettacolo riversa il tutto nel nostro toscano. A parte le incongruenze, il didascalismo è riscattato dalla grazia, nella regia di Roberto Guicciardini, in Geppy Gleijeses (nella foto), Higgins, e in Marianella Bargilli, Lisa.

19 febbraio 2006

Potrebbe piacerti anche