Il Sacro Cuore a via Marsala: l’impulso di Leone XIII

di Marco Frisina

Le vicende che portarono alla edificazione della Chiesa del Sacro Cuore a via Marsala intrecciano la storia di Roma con la vocazione cristiana della città in modo straordinario. Nel 1870 la «breccia» di Porta Pia e la conquista dell’Urbe da parte dei piemontesi fu un autentico shock per la città. La millenaria città cristiana era stata violata dall’occupazione sabauda e per riaffermare la realtà cristiana di Roma Papa Leone XIII volle edificare proprio lì, accanto al nuovo quartiere che stava nascendo intorno alla caserma Macao di Castro Pretorio, una grande chiesa dedicata al Sacro Cuore. Affidò a don Bosco, ormai anziano, e ai salesiani il compito di seguire i lavori e di diventarne i custodi. Il progetto fu affidato a Francesco Vespignani, figlio di Virginio, l’architetto di Pio IX, il quale pensò a un impianto neoclassico di grandi proporzioni. Nella progettazione gli fu accanto lo stesso don Bosco che fece propria l’ansia del Papa e anche il difficile compito di trovare i finanziamenti necessari, chiedendo contributi dappertutto, anche all’estero. La grande chiesa è oggi un po’ soffocata dalla stazione Termini e da tutte le costruzioni che sono sorte successivamente intorno a essa ma rimane sempre un segno forte della fede e della determinazione del Papa e di San Giovanni Bosco. Un segno rappresentato anche dalla grande statua del Sacro Cuore in rame dorato che, visibile da gran parte della città, sembra guardarla e custodirla mostrando a tutti i noi la grandezza del suo Cuore amoroso.

1 febbraio 2010

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