Il vescovo Zuppi: «Piangiamo con i siriani»

A San Roberto Bellarmino la diocesi di Roma ha pregato, ancora una volta, per la cessazione delle violenze in Siria e per la liberazione di tutti i rapiti, tra i quali anche padre Dall’Oglio di Daniele Piccini

«La settimana santa è cominciata in modo tragico a Damasco. Il lunedì alle 7.45 ben centocinquanta colpi di mortaio sono caduti sui quartieri cristiani, colpendo anche le scuole. Una delle bombe è caduta nel cortile dell’istituto armeno cattolico, mentre i bambini in fila si preparavano a entrare in classe. Un bambino è morto e cinquanta sono rimasti feriti in modo grave. Una bimba che si preparava alla prima comunione ha perso le gambe. Il mondo sembra aver dimenticato la Siria». Il 22 aprile scorso, Marian, della Comunità dei Focolari di Damasco, ha affidato a una pagina di diario il triste resoconto della vita dei cristiani in Siria.

La sua testimonianza è stata letta giovedì sera nella chiesa di San Roberto Bellarmino, parrocchia del quartiere Parioli dove il Centro per la cooperazione missionaria tra le Chiese e l’Ufficio per la pastorale delle migrazioni della diocesi di Roma, insieme alla parrocchia ospitante e alle comunità cattoliche mediorientali di Roma, hanno organizzato una veglia di preghiera per chiedere la pace in Siria e la liberazione di tutti i rapiti. I due vescovi metropoliti di Aleppo – il greco ortodosso Boulos al-Yazigi e il siro ortodosso Mar Gregorios Yohanna Ibrahim -, scomparsi il 22 aprile 2013; il gesuita romano, padre Paolo Dall’Oglio, rapito il 27 luglio 2013; e i sacerdoti siriani Michel Kayyal e Maher Mahfouz.

«Da tre anni – ha detto monsignor Georges Masri, rettore di Santa Maria in Campo Marzio e procuratore presso la Santa Sede del Patriarca di Antiochia dei Siri – c’è la guerra in Siria, in nome della democrazia. Migliaia di morti, milioni di rifugiati, centinaia di feriti e rapiti. E perché? Per stabilire la democrazia. Questa politica ipocrita non riusciamo a capirla. La democrazia e la libertà non sono superiori all’uomo, sono al servizio dell’uomo. Cristo ci ha dato la pace del Signore non la pace della politica». Nella sua omelia monsignor Matteo Zuppi, incaricato per la Cooperazione missionaria tra le Chiese e vescovo ausiliare per il settore Centro, che ha presieduto la veglia di preghiera, ha ricordato le lacrime di Gesù per la morte di Lazzaro: «Papa Francesco, quando ha ricevuto i sacerdoti di Roma, gli ha chiesto di saper piangere. Tre anni di violenza quotidiana in Siria stanno suscitando troppo poco pianto. La preghiera, che nasce guardando un intero Paese che piange, deve chiedere a Dio di aprire il sepolcro della guerra perché Lazzaro possa tornare alla vita. Intercedere per i siriani significa piangere con loro, con insistenza. Continuare a chiedere a Dio il dono della pace e agli uomini di fare il possibile perché si affermi la libertà».

La veglia di preghiera per la Siria, la terza di questo anno pastorale, oltre che da monsignor Masri, è stata concelebrata da monsignor Hilarion Capucci, vescovo melchita di Gerusalemme e da monsignor Georges Dankaye, rettore del Pontifico collegio armeno; presenti anche monsignor Gianrico Ruzza, parroco di San Roberto Bellarmino, comunità di riferimento della famiglia Dall’Oglio, padre Atanios Haddad, rettore di Santa Maria in Cosmedin e don Michele Caiafa, rettore di Santa Maria dell’Orto e direttore del Centro diocesano missionario.

16 maggio 2014

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