In Campidoglio il V Premio europeo per la vita

Alla memoria di Chiara Corbella, deceduta nel giugno scorso per dare alla luce Francesco, all’associazione La quercia millenaria e a “mamma Irene” di Nomadelfia il riconoscimento istituito dal Movimento per la vita di Nicolò Maria Iannello

La maternità vissuta con coraggio e amore incondizionato. È il tratto che accomuna le tre storie insignite ieri, lunedì 10 dicembre, in Campidoglio, del Premio europeo per la vita intitolato a Madre Teresa di Calcutta e istituito cinque anni fa dal Movimento per la vita (Mpv). La prima è quella di Chiara Corbella, la giovane romana morta il 13 giugno scorso all’età di 28 anni dopo avere sospeso, durante la gravidanza, le cure per combattere un carcinoma e dare la possibilità di vivere al piccolo Francesco. Poi c’è l’esperienza di mamma Irene, 90 anni, la prima “mamma per vocazione” che ha collaborato a fianco di don Zeno Saltini nella comunità di Nomadelfia, a sostegno dei bambini poveri. E infine l’attività della Quercia Millenaria, l’associazione fondata nel 2005 dai coniugi Carlo e Sabrina Paluzzi, in seguito alla nascita del figlio Giona, da tutti considerato un «feto terminale», come si legge sul sito, per assistere le mamme che portano avanti delle gravidanze patologiche.

La consegna del premio avviene nel giorno in cui l’Europa riceve il Nobel per la Pace. «Una coincidenza – spiega Carlo Casini, presidente di Mpv e della Commissione Affari costituzionali del Parlamento europeo – che ci ricorda come l’Europa, che ha fatto tanto per la pace, vive ancora in una contraddizione, quella del disprezzo per la vita dato che gli Stati membri praticano l’aborto e ogni anno nel continente non nascono circa 1milione di bambini». A fargli eco anche il ministro per la Cooperazione internazionale e l’integrazione, Andrea Riccardi, secondo cui se l’Europa vuole ancora essere «un faro d’umanità deve lavorare a un nuovo umanesimo». Perché «senza la vita non ci sono diritti», precisa il ministro, convinto che «ognuno nel proprio piccolo può dire “sì” alla vita».

E una luce sembra arrivare proprio dai protagonisti delle tre storie che hanno ricevuto il Premio dal sindaco di Roma, Gianni Alemanno. A ripercorrere l’esperienza di Chiara è il marito, Enrico Petrillo che, commosso, definisce ciò che ha vissuto «un inno alla vita»: dalla perdita dei primi due figli nati con delle gravi malformazioni al giorno della nascita di Francesco, fino agli ultimi mesi trascorsi con Chiara. Si commuove anche Irene, dal 1941 “mamma per vocazione” nella comunità di Nomadelfia, fondata da don Zeno Saltini. «C’erano tante difficoltà all’epoca nella prima comunità – racconta – ma avrei fatto qualunque cosa per quei figli, piccoli e adulti, che nessuno voleva». Per “La quercia millenaria”, a ritirare il premio è il presidente Sabrina Pietrangeli Paluzzi, che dedica il riconoscimento al figlio Giona «un bambino disabile, ma felice».

A fare da filo conduttore della mattinata, moderata dal direttore di Avvenire Marco Tarquinio, lo slogan “Uno di noi” che dà il nome alla campagna con cui le principali associazioni pro-life d’Europa, tra cui il Movimento per la vita, chiedono alle istituzioni europee di riconoscere il diritto alla vita del bambino concepito e non ancora nato. E come spiega padre Roberto Colombo, direttore del Centro studio malattie ereditarie rare di Milano, «in Europa bisogna partire da una visione comune sull’embrione». Quella che, ricorda Giuseppe Noia, vicepresidente della Quercia Millenaria, «a fronte dei 53 milioni di aborti nel mondo», mette in luce «il mondo relazionale dell’embrione, un paziente che può essere curato in caso di patologie». Lo dimostrano i dati: «Su 10mila casi di malformazioni, il 60% può essere aiutato in utero».

11 dicembre 2012

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