In un libro del Cor le indicazioni per “Dire e Fare oratorio oggi”

Presentato il volume che compendia il metodo dell’associazione fondata da Canepa. L’arcivescovo Fisichella ai catechisti: «Vivete il servizio come ministero». La testimonianza di monsignor Frisina di Micaela Castro

“Dire e Fare oratorio oggi”: questo il titolo del volume curato dal Centro oratori romani che compendia il metodo dell’associazione laicale di catechisti d’oratorio a Roma, presentato sabato 7 giugno in Vicariato. A moderare il dibattito, David Lo Bascio, nuovo responsabile del Centro studi pastorali dell’associazione fondata dal servo di Dio Arnaldo Canepa. Dopo il saluto iniziale del vescovo Matteo Zuppi, quindi, sono stati l’arcivescovo Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione, e monsignor Marco Frisina, direttore del Coro della diocesi di Roma e già catechista del Cor, a sottolineare gli aspetti peculiari dell’attività pastorale negli oratori e la necessità di portare avanti sempre più l’annuncio alle nuove generazioni.

Il volume del Cor, edito dalla Elledici, intende proprio stimolare l’attenzione delle parrocchie e degli operatori sull’oratorio, inteso come strumento per sganciare la catechesi da un percorso esclusivamente formativo e fornire a bambini e ragazzi un cammino spirituale e umano integrato nella loro vita. «Io vorrei che i catechisti, gli animatori vivessero già fin d’ora la loro responsabilità di catechisti come ministero – ha sottolineato monsignor Fisichella – e spero che la Chiesa presto o tardi possa riconoscerlo come un autentico ministero, come già Paolo VI diceva nella sua Evangelii nuntiandi del 1974. Come c’è il servizio all’Eucaristia, come c’è il servizio alla Parola, così deve essere riconosciuto dalla Chiesa il servizio alla crescita nella fede e alla trasmissione della fede. Voi già lo vivete de facto – ha concluso l’arcivescovo – ma vorrei che vi preparaste davvero per trovarvi già pronti nel momento in cui la Chiesa riconoscerà questo ministero».

Monsignor Fisichella, testimoniando la sua esperienza in oratorio nella sua parrocchia d’origine, ha voluto anche ritrovare all’interno del volume gli aspetti più interessanti della presenza del Cor nella diocesi di Roma. Il vescovo Zuppi gli ha fatto eco sottolineando come l’oratorio rappresenti oggi un vero e proprio «laboratorio di universalità», aiutando i ragazzi e le comunità a costruire la città del domani, dove tutti, compresi i tanti stranieri che vi si affacciano, trovino un’accoglienza e possano scoprire la loro identità.

«La mia vocazione al sacerdozio nasce nell’oratorio di Santa Galla, lì è maturata fino alle soglie del seminario», ha ricordato monsignor Frisina. Proprio in oratorio, ha detto, «ho sperimentato il mio primo rapporto con la fede e un forte coinvolgimento che mi ha fatto sentire parte della Chiesa, di una comunità autentica. Eravamo già in “uscita missionaria”, come ama dire Papa Francesco, andando a cercare i ragazzi lì dove erano e raggiungendo pure le loro famiglie che sapientemente erano coinvolte, senza dimenticare quelle in maggiore difficoltà». Quindi il sacerdote ha citato il suo personale ricordo di Canepa che vide pregare intensamente nel corso di una rappresentazione sacra del Natale, in ginocchio sul palco del teatro Brancaccio, nel silenzio di migliaia di ragazzi che nei primi anni ’60 il Centro oratori romani raccoglieva per la tradizionale Benedizione dei Bambinelli.

All’incontro non è mancato un saluto di don Marco Mori, presidente del Forum degli oratori italiani, che ha sottolineato come il “dire” e il “fare” oratorio oggi sia «fondamentale per l’intera Chiesa italiana che ne ha bisogno forse più che nei decenni scorsi».

9 giugno 2014

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