In un libro le omelie di Francesco “da Santa Marta”

Presentato alla Civiltà Cattolica il volume curato da padre Spadaro. Il critico Vittorio Sermonti: «Francesco ha l’esattezza del linguaggio dei bambini e l’impudenza di quello dei grandi poeti» di Daniele Piccini

«La parola della politica è diversa da quella di Papa Francesco. È retorica e gioca in autodifesa. È un linguaggio autoreferenziale che allontana e chiude, malato di astrattezza. La politica adotta slogan semplici ma vuoti, che non artigliano l’attenzione. Il Papa, invece, parla dei temi che toccano la vita delle persone». Il presidente del Senato della Repubblica Pietro Grasso misura così tutta la distanza tra la comunicazione politica e l’autenticità della predicazione di Papa Francesco, intervenendo, lunedì sera, 16 giugno, presso la sede della Civiltà Cattolica, alla presentazione del volume che raccoglie le omelie pronunciate, nel suo primo anno di pontificato, dal Santo Padre, la mattina, nella chiesa di Santa Marta, davanti a una cinquantina di persone: “La verità è un incontro. Omelie da Santa Marta”, testo introdotto e curato da padre Antonio Spadaro, direttore della rivista La Civiltà Cattolica, con una prefazione di padre Federico Lombardi, portavoce vaticano oltre che direttore della Radio Vaticana.

Alle ore sette i microfoni della Radio Vaticana sono già posizionati a Santa Marta. Al termine della Messa la registrazione passa al giornale radio in italiano che la trascrive. Alle 9 è pronta una prima trascrizione. Un redattore, con l’intervento di padre Lombardi, ne prepara una sintesi che poi ripassa sulla scrivania del direttore, per un ultimo controllo. Alle 11 la sintesi dell’omelia di Papa Francesco, e un inserto audio, sono sul sito della Radio Vaticana. Poi le decine di redazioni della Radio traducono ciascuna nella sua lingua. In questo modo, il lavoro quotidiano di sintesi dei giornalisti della “voce del Papa” – Alessandro De Carolis, Sergio Centofanti e Alessandro Gisotti – è diventato un libro. Un testo che il presidente Grasso definisce «un corpus di meditazioni, di risposte e di domande alla coscienza di ciascuno di noi, che toccano tutti i temi della vita di un cristiano e di un cittadino». Papa Francesco, nota la seconda carica dello Stato, «ama frasi incisive, essenziali. Rare le subordinate. Sente l’urgenza di comunicare e di essere capito, di scuotere il suo uditorio. I politici invece parlano di alchimie parlamentari e si sentono gli unici depositari della verità».

Padre Lombardi, che modera l’incontro, dimostra che le omelie sono la fonte che ispira tutta la giornata di lavoro di Papa Francesco: «Sono il momento iniziale della sua giornata. La fonte quotidiana di energia con cui svolge poi il suo ministero». Nell’arco di 24 ore il pontefice interviene decine di volte nel dibattito pubblico e «le omelie della mattina sono la fonte di un lancio pubblico di messaggi durante la giornata», conclude il direttore della Radio Vaticana.

Vittorio Sermonti, scrittore, saggista e critico letterario, elogia il metodo della sintesi seguito dal volume («Non c’è modo migliore per tradire un messaggio orale, che trascriverlo integralmente, perché l’ascolto è l’altra metà del significato») e il linguaggio di Papa Francesco («Ha l’esattezza del linguaggio dei bambini e l’impudenza del linguaggio dei grandi poeti»). Lo studioso ritrova poi nelle 186 omelie di Papa Francesco, tutte «nella tradizione omiletica di Sant’Ignazio», lo stesso amore per la povertà che anima il Francesco d’Assisi della Divina commedia dantesca: «La povertà per Papa Francesco è un privilegio, uno stato di grazia. In questo il Francesco di Dante e Papa Francesco combaciano».

La comunicazione di Francesco, puntualizza Monica Maggioni, direttrice di Rai News 24, non risponde ai codici tradizionali: «Sarebbe uno straordinario prodotto televisivo, se lo considerassimo come un comune comunicatore. Ma nel suo messaggio c’è una verità che va oltre qualsiasi teoria che noi comunicatori possiamo elaborare». La comunicazione di Papa Francesco, ribadisce padre Antonio Spadaro, concludendo gli interventi, «è una comunicazione moderna. Papa Francesco crea eventi comunicativi. Quando la sera della sua elezione, il 13 marzo 2013, ha chiesto di pregare per lui ha reso il pubblico parte attiva. Ora ha imparato cos’è il selfie e gli piace, perché l’autore è coprotagonista di quello scatto. Non c’è più soggetto e oggetto. La sua comunicazione non è mai compiuta, la compiono le persone che ascoltano. E così è la nostra vita: non ci è data come un libretto d’opera in cui c’è tutto scritto, ma è andare, cercare, vedere. Verbi, non sostantivi».

17 giugno 2014

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