Inaugurata la chiesa del Santo Volto di Gesù alla Magliana

Un’opera corale di architetti, scultori e pittori conclusa dopo tre anni di lavori. Con il contributo di numerosi artisti di livello nazionale di Graziella Melina

Due architetti di fama internazionale, Piero Sartogo e Nathalie Grenon, e otto artisti, di grande prestigio, noti in Italia e non solo (Carla Accardi, Chiara Dynys, Jannis Kounellis, Eliseo Mattiacci, Mimmo Paladino, Pietro Ruffo, Marco Tirelli, Giuseppe Uncini). È a loro che si deve la progettazione e la realizzazione della chiesa del Santo Volto di Gesù, alla Magliana, inaugurata sabato 25 marzo con una solenne celebrazione eucaristica presieduta dal cardinale Camillo Ruini, che ha consacrato il nuovo luogo di culto atteso e salutato con gioia dai 15 mila parrocchiani della zona. I lavori sono durati circa tre anni. Il progetto, «ambizioso e impegnativo», ammettono i due architetti, è stato seguito con entusiasmo fin dall’inizio. «Innanzitutto – esordisce Piero Sartogo – abbiamo trovato il modo di utilizzare questa posizione del terreno, che è difficile, perché ci sono i palazzi dietro, affaccia sulla strada e dà angolo), creando uno spazio urbano, ossia il sagrato».

Il sagrato, spiega l’architetto, è la «continuazione della città, che comincia a entrare nello spazio del sacro. E ha questa strada, questa “fuga”, che chiamiamo il sentiero luminoso, verso la grande croce realizzata da Eliseo Mattiacci, che abbiamo messo in fondo. Fuori c’è uno spazio che fa parte del sagrato, e raccoglie tutti i collegamenti fra l’aula e la parrocchia. C’è la scuola con le aule e uno spazio fantastico, – dice con entusiasmo – pieno di colori, per i ragazzi. È tutto pensato e realizzato sulla base dell’idea di una chiesa allegra, vivace, piena di luce. E abbiamo trovato anche uno straordinario parroco che ha capito il progetto». Il rapporto con don Luigi Coluzzi è stato infatti un punto di forza. «Le indicazioni che il parroco ci ha dato – prosegue Nathalie Grenon – sono state molto costruttive, perché è una persona molto apprezzata e rispettata», e spesso si è fatto portavoce dei suggerimenti degli stessi parrocchiani.

«Abbiamo anche la soddisfazione grandissima – interviene ancora Piero Sartogo – di aver ripristinato quell’opera corale fra architettura, scultura e pittura che è esistita nella storia dell’Italia dei monumenti e delle chiese, per secoli, e che in un certo senso, dopo la guerra, è andata persa. Non credo – sottolinea – che ci sia a Roma una chiesa che unisca tanti artisti di livello nazionale, come Mimmo Paladino che ha realizzato la “Via Crucis” in formelle in ceramica smaltata, o Carla Accardi», alla quale si deve la trama astratta in sospensione nella vetrata tra la cappella e l’aula ecclesiale. «Qui ci sono firme importantissime dell’arte – prosegue con orgoglio l’architetto – che hanno lavorato con noi, dando un segno permanente».

La rappresentazione del sacro dei due architetti non è sicuramente quella tradizionale. «Qui ci sono tutte opere contemporanee – riferisce Nathalie Grenon – che comunicheranno con le nuove generazioni. Questo è l’altro aspetto importante: l’arte e l’architettura, se corrispondono alla propria epoca, comunicano, se invece ripristinano immagini, magari anche fisse, non è facile che comunichino, soprattutto con i più giovani». Per i quali i due architetti hanno pensato e curato molti dettagli. «Vista la fisionomia del quartiere – aggiunge Sartogo – questo potrebbe diventare un significativo spazio di aggregazione e socializzazione, anche perché noi abbiamo costatato che c’è una grandissima partecipazione, e quindi vuol dire che le persone sono molto ben disposte verso l’idea della chiesa come punto di riferimento per tutto il territorio».

Il modello architettonico a cui si sono ispirati – ammettono – è la chiesa di Sant’Ivo alla Sapienza. «Per noi – spiega Grenon – è un esempio di grande gioia verso la spiritualità, e questo è uno spazio che dà l’idea di gioia. Sicuramente è questa la filosofia, il messaggio che abbiamo voluto dare». Infatti, continua Sartogo, «non è una chiesa a croce latina ma a spazio centrale, con la semicupola che è completata virtualmente da quella che manca da fuori. Concettualmente è una sfera». E indica proprio la sfera che si trova di fronte all’altare, nell’ambulacro, in asse con il rosone, opera di Marco Tirelli. «La sfera – sottolinea – è il concetto alla base di questo lavoro. Rappresenta il cosmo, il mondo, la creazione e anche la luce». E ricorda: «Lo sottolinea anche San Giovanni: “Dio è luce, la luce diventa parola, la parola diventa carne”. Questo è lo spirito di questa chiesa. Lo spazio laico è la città che entra dentro. E infatti il sagrato ha come vettore la croce. Se ci mettiamo con le spalle alla croce – conclude – facciamo il gesto dell’accoglienza: la croce non a caso è un vettore che raccoglie i fedeli. Se invece la vediamo dalla città, è quest’ultima che va verso questo punto da raggiungere. Sono due diversi punti di vista che però si combinano».

27 marzo 2006

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