Iniziato il Ramadan, «vi racconto l’Islam della Capitale»

A Roma 100mila i fedeli musulmani. Ejaz Ahmad, giornalista, da 25 anni in Italia, fa un quadro della situazione, dal post 11 settembre ai troppi garage usati come moschee. E il concordato che non arriva di Redattore Sociale

Da poche migliaia a oltre 100mila nella sola Capitale dal ’90 ad oggi, a Roma la comunità musulmana è sempre più numerosa, più aperta ai cittadini rispetto al passato, ma mancano luoghi di culto idonei: molto spesso sono garage o locali bui e umidi. A raccontare l’evoluzione delle comunità islamiche a Roma, all’inizio del Ramadan, è Ejaz Ahmad, mediatore culturale e giornalista pakistano in Italia dall’89 e caporedattore del giornale in lingua urdu per pakistani in Italia “Azad”. «Sono a Roma dal 1989 – ricorda -. In quegli anni eravamo alla Pantanella (un ex pastificio occupato allora da immigrati provenienti soprattutto da Pakistan e Bangladesh dove fu aperta la prima moschea di Roma, ndr) e avevano creato la prima moschea per musulmani. Allora c’era qualche migliaio di persone, ma erano tutti di passaggio. Oggi c’è una forte comunità, con più di 100mila musulmani. Un dato importante. È cambiato molto: sono nati anche dei bazar interi per musulmani ed lo scenario è quello di Londra e Parigi. È una bella cosa».

Per Ahmad, l’effetto 11 settembre è ormai svanito e anche nelle scuole si respira un’aria diversa. «È cambiata molto la sensibilità – osserva -. Anche l’11 settembre sicuramente ha avuto il suo ruolo perché si è parlato molto di Islam con i suoi pro e contro. Oggi però l’11 settembre è passato e si parla di musulmani in Italia, soprattutto con le seconde generazioni, che non vogliono più sentir parlare di immigrati ma di musulmani romani. Sono nate le consulte, sull’Islam sono stati scritti vari libri e oggi anche i telegiornali parlano del Ramadan. Sono cambiamenti importanti e segnali positivi».

Buona l’accoglienza dei romani, spiega Ahmad. «I romani sono aperti – sottolinea -. Al Nord ti bloccano se vuoi aprire un luogo di preghiera ed è più difficile avere anche un garage, invece a Roma dappertutto ci sono questi luoghi di preghiera». Tuttavia, non mancano le difficoltà. Ad oggi, oltre alla moschea di Roma, secondo il mediatore culturale, ci sono oltre 30 “moschee”, cioè luoghi di preghiera gestiti da diverse associazioni. Ma in molti casi, commenta, le stesse condizioni dei locali rischiano di creare una distanza tra musulmani e il resto della comunità locale. «I luoghi di preghiera ci sono – evidenzia -, ma oltre alla moschea ci sono solo associazioni culturali che prendono in affitto sale, garage o scantinati che non sono moschee ma posti a volte degradati, brutti. A me personalmente non piacciono, perché la moschea è molto accogliente e spirituale come struttura. C’è il richiamo della preghiera con l’imam. Tutta questa bellezza non la puoi creare in un garage, dove c’è umidità. Una volta ho chiesto ad un bambino cos’era per lui la moschea e lui mi ha detto che era un posto puzzolente, buio e umido». Aprire nuove moschee, poi, non è una cosa semplice. Soprattutto nella città che ospita il Vaticano. «Questo perché non c’è un concordato con lo Stato italiano per cui è impossibile avere il permesso per costruire moschee – spiega Ahmad -. Io faccio parte della Consulta islamica del ministero dell’Interno e noi avevamo detto al ministro di fare questo concordato e di dare importanza all’Islam italiano, senza ingerenze esterne dei Paesi arabi che vogliono costruire le proprie moschee, portando anche la loro politica. Con le moschee le città diventano ancora più belle».

La via del concordato però, aggiunge Ahmad, si è arenata. «Il ministro Alfano non ci ha mai chiamato – racconta -, ma il dialogo si è bloccato già con Cancellieri che aveva dato la responsabilità della Consulta al ministro per l’Integrazione Riccardi, che l’ha fatta diventare un suk delle religioni con tante persone di tante religioni diverse, e non serviva a niente». Per Ahmad, però, l’intervento e «l’aiuto» dello Stato italiano è fondamentale. «Molti musulmani vengono da Paesi con dittature o fondamentalismi – rileva -. Se dai una linea di un Islam moderno, sarebbe una bella cosa. Invece alcune realtà fondamentaliste stanno cercando di attecchire anche in Italia e sono pericolosi. A Roma esistono già. Ad esempio i Fratelli musulmani hanno un’associazione nella Capitale. Senza luoghi riconosciuti con imam dichiarati, i musulmani si arrangiano e le infiltrazioni di fondamentalisti sono molto più semplici in un garage, piuttosto che in una moschea».

30 giugno 2014

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