La coppia e la genitorialità

di Angelo Peluso

Le scelte sulla genitorialità sono un aspetto spesso trascurato durante la fase di fidanzamento perché si dà per scontato che siano argomenti da affrontare in futuro. In realtà non è sempre così semplice soprattutto perché nel tempo possono emergere significative differenze sull’accettazione o meno di un figlio, sui tempi giusti per diventare papà e mamma, sui principi educativi su cui basare la famiglia stessa.

Ci sono aspetti etici individuali che troppo spesso vengono messi da parte con superficialità e sui quali necessita un’adeguata formazione della coppia per evitare situazioni di forte disagio.

La coppia deve prepararsi alla nascita del primo figlio conoscendo bene il significato della genitorialità e di cosa questo comporti nella nuova fase evolutiva. Il figlio propone sempre una piccola rivoluzione non solo all’interno della casa, ma soprattutto nella psiche di entrambi. È opportuno non trascurare quei momenti difficili che molte donne (e anche alcuni uomini talvolta ) vivono durante la gravidanza o subito dopo il parto. Ancora una volta la comunità deve saper essere presente perché solo la vicinanza di altri fa superare eventuali crisi di inadeguatezza che possono sfociare in depressione.

La gioia dell’arrivo del bambino rimette in moto tutta una serie di scelte, da quella del nome a quella dei vari arredi. L’importante è sempre essere due nel decidere e nel valutare. E poi non dimentichiamoci dei sogni che si riversano sul pargoletto in arrivo.

Quello che conta è che la donna non si senta mai sola e che il marito sia sempre vicino passo dopo passo, dalle visite ginecologiche fino al momento del parto.

Il bambino deve essere realmente presente nella mente dei partner prima ancora di essere concepito altrimenti rappresenta solo un qualcosa in più e non entra a far parte del progetto di coppia.

I retorici e tradizionali argomenti relativi al sesso del nascituro o sul suo futuro sono meno rilevanti dei nuovi impegni – spesso sottovalutati – che seguiranno al parto.

Le scelte pedagogiche, i nuovi confini con i nonni che certamente cercheranno di proporre i loro modelli, la nuova identità personale e la nuova immagine sociale diverranno argomento di confronto all’interno della coppia in questa nuova fase evolutiva del rapporto. Molti purtroppo non accettano il nuovo ruolo.

Uno dei temi molto trattati nelle ricerche psicologiche è “il sentirsi escluso del papà” dal rapporto madre-figlio. Questo fenomeno è oggi meno rilevante sia perché esiste una preparazione maggiore alla genitorialità sia perché parlandone spesso sulla stampa si previene un po’ il problema. Per essere certi di favorire la nascita del bambino in un clima sereno e psicologicamente favorevole, bisogna favorire la presenza dei papà nei corsi di preparazione alla nascita e nella stessa sala parto. Molti problemi sono stati dovuti ad una cultura di esclusione del papà da un evento così importante mentre in realtà una partecipazione profonda all’arrivo del figlio fortifica quella complicità di cui stiamo tanto parlando.

La necessità di cambiare abitudini, il restringere il proprio spazio personale e rinunciare definitivamente ad una sorta di adolescenzialità sono fasi interminabili del “nuovo rapporto a tre”, ma anche momento di svolta nel ciclo vitale.
Del resto il bambino idealizzato con il quale si è convissuto per nove mesi oltre ad essere una realtà troppo bella con cui confrontarsi, rappresenta per i coniugi anche l’occasione di un incontro diverso con i propri genitori nei cui panni ora è più facile entrare.

Il bambino deve creare solo unione e eventuali riavvicinamenti, favorire la crescita del suo papà e della sua mamma, pronti a rielaborare il loro vissuto come figli ora che sono passati dall’altra parte.

La coppia deve stare molto attenta perciò affinché nessuno li espropri del loro fondamentale ruolo pedagogico verso il figlio e permettere ai nonni di recitare la loro parte sempre senza invadere o peggio senza impossessarsi del nipote col pretesto dell’inesperienza dei nuovi genitori.

È un tema scottante purtroppo perché non è sempre di così facile soluzione. Anche in questo caso il consiglio saggio è quello di confrontarsi con altri coniugi o con un consulente familiare per studiare insieme le opportune strategie che accontentino tutti.

Tutti i nonni devono dare il loro contributo e fornire i loro saggi consigli: la bravura della coppia sta nel saperli strategicamente accontentare e renderli felici, avendo una “forte consapevolezza interiore condivisa” di non lasciarsi condizionare eccessivamente. Ancora una volta emerge la forza della complicità coniugale per impedire atmosfere negative in cui ci si possa sentire imprigionati.

Uno dei pericoli più nefasti è quando la coppia stessa favorisce differenziazioni di comportamenti con i vari nonni, alimentando di fatto conflitti allargati tra le famiglie e malinconiche chiusure interiori in ognuno dei due partner.

12 dicembre 2008

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