La differenza uomo – donna, «chiave di lettura per capire chi siamo»

Presentato alla Chiesa Nuova il libro di Scicchitano e Cantelmi “Educare al femminile e al maschile”. Padre Maurizio Botta: «Contro l’ideologia del gender, attuare una simpatica, goliardica resistenza attiva» di Elisa Storace

«Nel 1972 gli americani lanciarono la sonda Pioneer 10 oltre il nostro Sistema solare. Nell’eventualità che venisse intercettata dagli extraterrestri vi caricarono una placca contenente informazioni sulla civiltà umana. Uno schema dell’atomo di idrogeno, la posizione del Sole rispetto al centro della galassia e 14 pulsar e, in primo piano, la rappresentazione di un uomo e una donna nudi, le difformità anatomiche bene in vista. Quarant’anni fa era evidente ma oggi va ribadito: così come l’atomo di idrogeno è il modello interpretativo per la fisica dell’universo, la differenza uomo-donna è la chiave di lettura per capire chi siamo». Lo psicoterapeuta Marco Scicchitano ha introdotto così, venerdì 28 febbraio nell’Oratorio della Chiesa Nuova, l’affollatissimo dibattito sul volume “Educare al femminile e al maschile” (Paoline 2013), scritto a quattro mani con lo psichiatra Tonino Cantelmi.

Partendo dalla componente biologica che plasma in modo differenziato la psiche e l’apprendimento di maschi e femmine, i due autori hanno affrontato, in relazione all’educazione, la tematica dell’identità di genere, spesso confusa con l’identità di ruolo. «La divisione nella razza umana in due sessi – ha esplicitato Cantelmi – non è una costruzione culturale. L’ideologia del gender è una mistificazione: il genere è una rappresentazione culturale del sé, ma il sesso è biologicamente dato, ed è imprescindibile nell’educazione».

«Questa sera – ha notato il giornalista e scrittore Andrea Monda – ci troviamo a ribadire cose evidenti. Come scrisse Chesterton, viviamo tempi in cui tutto è negato: “Tutto diventerà un credo. Fuochi verranno attizzati per testimoniare che due più due fa quattro. Spade saranno sguainate per dimostrare che le foglie sono verdi in estate”. Per questo continuare a ribadire ciò che è evidente è un dovere. Perché, per dirla con Silvano Fausti, “se dividere è la morte distinguere è la vita”».

Nel corso del dibattito si scopre così che i maschi sono più sensibili ai colori freddi e al movimento mentre le bambine lo sono alle tonalità calde e ai volti. Che le capacità linguistiche si sviluppano prima nelle femmine e il loro udito è più sensibile, mentre i maschi maturano più in fretta la memoria relativa allo spazio. «Il punto di vista degli autori – ha sottolineato la psicologa Chiara D’Urbano – non è ideologico ma scientifico: è vero che in passato la storia ha registrato non poche ingiustizie legate alla distinzione di genere ma negare le differenze sessuali è la vera discriminazione dei nostri tempi».

In Svezia, viene riportato, esiste un asilo nido, Egalia, specializzato da anni nella neutralità di genere: niente più “bambini” e “bambine” ma solo “amici”; niente più fiabe classiche come Biancaneve o Cenerentola, giudicate “discriminatorie”, ma, al loro posto, la storia di «due maschi di giraffa che adottano un uovo di coccodrillo». Una realtà che non è così lontana da noi come potrebbe apparire, come dimostrano le recenti polemiche sulle fiabe gay distribuite nelle scuole dall’Unar (Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali), in cui il papà separato “si fidanza con Luca” e “due mamme” vogliono fare una famiglia.

Un sistema ideologico totalitario che, secondo la giornalista Costanza Miriano, «distrugge la ricchezza profonda della differenza», contro il quale, termina padre Maurizio Botta, viceparroco alla Vallicella, «dobbiamo attuare una simpatica, goliardica, resistenza attiva, una battaglia pacifica, con il sorriso sulle labbra ma tenace» per non far passare un’ideologia definita da padre Maurizio «ipocrita, elitaria e borghese». «Se vai dalla gente e chiedi: “Vuoi veramente che scompaiano le parole madre e padre?” i più diranno di no. Perciò dobbiamo avere gusto goliardico, metterci la faccia e fare come la mamma che, sul modulo di Pisapia, a Milano, ha cancellato “genitore 1”. E ha scritto “madre”».

3 marzo 2014

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