La preghiera del Papa con le monache camaldolesi

Giovedì 21 novembre Papa Francesco incontrerà, in visita privata, le religiose del monastero di Sant’Antonio Abate, all’Aventino, in occasione della giornata «Pro orantibus» di R. S.

Nell’ambito dell’Anno della fede che sta per concludersi, il 21 novembre alle ore 16.45, Papa Francesco incontrerà in una visita privata le monache camaldolesi presso il monastero romano di Sant’Antonio Abate all’Aventino, in via Santa Sabina 64, per condividere con loro un momento di preghiera. Un evento significativo voluto dal Santo Padre nella Giornata per la vita contemplativa, detta anche pro orantibus, cioè dedicata a coloro che consacrano la loro vita al Signore nella contemplazione e nella clausura monastica. Dal 1959 Giovanni XXIII volle che la Giornata si celebrasse nella memoria liturgica della Presentazione di Maria al Tempio, ma fu Pio XII a istituirla il 13 maggio 1953. Un’occasione per ricordare tutte le comunità monastiche e pregare per loro, aiutando anche concretamente quelle in difficoltà.

«La loro presenza orante rappresenta la forza di tutti gli istituti di vita attiva», commenta suor Maria Giuseppina Abruzzini, delle Figlie di Maria Ausiliatrice, delegata dell’Usmi diocesana. Che evidenzia come spesso «le suore impegnate nell’apostolato sono oberate di lavoro, oppure le congregazioni stanno vivendo un declino. Quindi le nostre sorelle di vita contemplativa incarnano una ricchezza che apprezzo moltissimo: invito sempre tutte le consacrate ad andarle a trovare, a incontrarle nei monasteri». E i carismi si dipanano tra quello delle clarisse a quello delle agostiniane, fino a quello delle benedettine e delle camaldolesi. A Sant’Antonio Abate la comunità, guidata dall’abbadessa madre Maria Michela Porcellato, si sta preparando ad accogliere Papa Bergoglio con gioia e nella preghiera; in passato hanno già ricevuto la visita di altri pontefici e cardinali vicari della diocesi.

Fra la trentina di monasteri femminili presenti nella Capitale, quello delle camaldolesi ha una lunga e originale storia: nasce infatti nel XVIII secolo dall’incontro tra una giovane vedova madre di tre figli, Angela Maria Pezza, e i monaci cenobiti camaldolesi di San Gregorio al Celio. Costrette a peregrinazioni forzate per la città sotto la pressione dei moti napoleonici e poi repubblicani, infine nella Roma post-unitaria, le camaldolesi appaiono segnate nei secoli dall’itineranza. Infatti, anche se oggi vivono stabilmente sull’Aventino, hanno seminato in quattro continenti (in Paesi come Polonia, Tanzania, Brasile, India) una rete di case dipendenti, piccole residenze monastiche ed eremitiche, priorati anche di grandi dimensioni.

La giornata inizia alle 6 con la preghiera del Mattutino, seguita dalle Lodi e dalla Messa; dopo la colazione, alle 8.15 la lectio divina, che il sabato viene spostata alle 18 e aperta ai fedeli. Poi il lavoro personale e comunitario, anche presso la foresteria del monastero, chiuso a mezzogiorno dall’Ora media seguita dal pranzo e dai servizi. Nel pomeriggio, dalle 15.30 alle 18, le monache studiano, leggono; ancora meditazione e vespri, cena alle 19.10. Dalle 19.45 alle 20.30 uno spazio per l’informazione reciproca, alle 21 la Compieta e a seguire la lettura spirituale. Una vita intensa, ritmata dall’ora et labora della Regola benedettina professata dalle camaldolesi, che pure hanno Costituzioni proprie. E che per molti credenti della diocesi sono un punto di riferimento nel cammino spirituale.

19 novembre 2013

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