La preghiera per Chiara, «perché quello che è successo non accada più»

A Casal Bernocchi la fiaccolata e la Messa per la giovane in coma per le percosse ricevute dal convivente. Il parroco don Lucio Coppa: «Un gesto spontaneo di solidarietà per dire alla famiglia che siamo con loro» di Elisa Storace

Una fiaccolata “di preghiera e protesta” e poi una Messa nella parrocchia del quartiere. «Per pregare per Chiara e far sentire alla sua famiglia la nostra vicinanza, della comunità e della Chiesa, per dire loro che, in questo momento così doloroso, non sono soli». Così don Lucio Coppa, parroco di San Pier Damiani, chiarisce il senso delle manifestazioni di solidarietà che si sono svolte sabato 8 febbraio a Casal Bernocchi per Chiara Insidioso Monda, la diciannovenne da una settimana tra la vita e la morte all’ospedale San Camillo a causa delle percosse ricevute dal convivente.

«L’idea della fiaccolata – spiega don Lucio – era nata spontaneamente come gesto di solidarietà e segno visibile di denuncia contro la violenza sulle donne, quindi, altrettanto spontaneamente, la comunità ha voluto che fosse anche un’occasione di preghiera per Chiara, che in questo momento è ancora in prognosi riservata e si trova in condizioni gravissime». La mamma e il papà, in prima fila, hanno sfilato trattenendo le lacrime per le vie del quartiere, accompagnati da centinaia di vicini e parenti stretti attorno a loro in silenzio, in mano delle candele accese. Presenti anche le autorità civili, rappresentate dal presidente del X municipio Andrea Tassone e da diversi consiglieri locali. Tanti i cartelli con la foto di Chiara e frasi di incoraggiamento: “Tutti uniti per Chiara con amore”, “Forza Chiara, vinci per noi”, “Vinci questa battaglia, siamo tutti con te”. Una striscia di luce lunga un chilometro e mezzo che si è snodata tutto intorno alla parrocchia di San Pier Damiani, dove il corteo è poi ritornato per la celebrazione.

«Che il Signore apra le menti e i cuori», si è pregato, il pensiero rivolto a Chiara ma soprattutto al compagno, Maurizio, arrestato dai carabinieri e attualmente detenuto nel carcere di Regina Coeli con l’accusa di tentato omicidio e lesioni personali gravissime. A lui e ai sempre troppi “compagni” che usano violenza sulle loro donne, protagonisti di episodi di violenza terribili anche quando le conseguenze non sono così drammatiche. Se è di questi giorni la notizia che all’ospedale Grassi di Ostia è stato inaugurato lo uno sportello antiviolenza, a Casal Bernocchi sono tutti concordi: prevenire è giusto, ma altrettanto importante è punire chi si macchia di questi crimini con fermezza e senza sconti, “perché quello che è successo a Chiara non accada più”.

«La vicenda di Chiara – dice Marco, amico di famiglia – purtroppo non è il primo caso né sarà l’ultimo, e non riguarda solo lei e i suoi genitori ma tutti noi. La sensazione – nota – è che invece la gente se ne stia interessando soltanto per voyeurismo, seguendo i telegiornali come se stesse guardando “The Truman Show”, senza rendersi conto di quanto, all’opposto, il problema coinvolga il senso stesso delle relazioni umane nella nostra società: pare che Chiara sia stata ridotta in fin di vita per gelosia, ma se questo ha un senso io davvero non so trovarlo».

Se però in questa vicenda si volesse tenacemente trovare una nota di speranza bisognerebbe cercarla proprio nelle strade e nelle piazze di questo quartiere sulla via del Mare, alla periferia sud di Roma. Un quartiere che, spiega Marco, i residenti chiamano “il villaggio”. Dove «non c’è degrado anche se mancano molti servizi», ma dove evidentemente non manca il senso di comunità: sabato erano infatti in centinaia, e qualcuno, sulla facciata di un palazzo, aveva steso uno striscione lunghissimo: “La fine non esiste… dopo ogni tramonto c’è sempre un’alba”.

10 febbraio 2014

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