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La “prossimità” di Francesco, modello di comunicazione

La semplicità, la schiettezza e la “prossimità” di Papa Francesco sono un modello per ogni comunicazione che miri ad incontrare autenticamente l’altro. È quanto emerso dall’incontro svoltosi ieri sera, giovedì 22 maggio, presso la sala convegni della Comunità di Sant’Egidio, in via della Paglia. L’obiettivo: preparare la 48° Giornata mondiale delle comunicazioni sociali che, il prossimo 1° giugno, rifletterà sulla “Comunicazione al servizio di un’autentica cultura dell’incontro”. Un tema scelto, per la prima volta, proprio da Papa Francesco, dal momento che la 47° giornata seguì, lo scorso anno, la traccia suggerita da Papa Benedetto XVI.

Gli ospiti della tavola rotonda, organizzata dall’Ufficio comunicazioni sociali della diocesi di Roma, dal Centro comunicazione e cultura delle Paoline e dalla Pontificia università lateranense e moderata da Massimiliano Padula, capo ufficio stampa della Lateranense , hanno cercato di rispondere alla domanda sollevata da don Walter Insero, incaricato dell’Ufficio comunicazioni sociali del Vicariato, nel suo intervento introduttivo: «Qual è il segreto della comunicazione del nuovo vescovo di Roma?».

«La sua “media strategy” è non avere una “media strategy”. È semplice. In un mondo privo di leader autentici, lui è autentico. Con un Papa così non c’è bisogno nemmeno di una sala stampa che spieghi i suoi messaggi», ha risposto Elisabetta Piqué, corrispondente italiana del quotidiano argentino “La Nación” e autrice del libro “Francesco. Vita e Rivoluzione”. «Ho conosciuto Bergoglio nel 2001 – ha proseguito – quando venne a Roma per essere nominato cardinale. Lo intervistai e mi sorprese per la sua chiarezza, anche se era un po’ timido. Parlava in modo diretto, come ora, andando al punto, con parole semplici. Per me, giornalista, ogni cosa che diceva era un “titolo”. Papa Bergoglio è un uomo d’azione. La sua prossimità non la sta improvvisando da Papa ma l’ha avuta già prima di diventare sacerdote».

La Capitale argentina, crocevia di popoli e di lingue, è stata la sua palestra di comunicazione, ha suggerito Andrea Riccardi, storico e fondatore della Comunità di Sant’Egidio. «Questo Papa ci ha comunicato l’autenticità. Malgrado i suoi 77 anni è un uomo “attuale”, non un anziano digitalizzato, di quelli con il tablet. È un uomo globale perché è stato un uomo di Buenos Aires, una megalopoli. Ha incontrato russi, armeni, ucraini. Anche se non è un uomo che ha viaggiato, ha vissuto però intensamente la sua città: qui ha compreso come comunicare il Vangelo».

Alla base della “cultura dell’incontro” di Papa Francesco la convinzione che la relazione con l’altro sia, in sé, risanatrice. monsignor Giancarlo Maria Bregantini, arcivescovo di Campobasso-Bolano – che durante la serata ha ricevuto il Premio “Paoline Comunicazione e cultura 2014” – lo ha scritto anche nella riflessione sulla quinta tappa della Via Crucis di quest’anno al Colosseo, di cui è stato autore. «La relazione risana, l’egoismo ammala: questo è il messaggio del Papa. Più ti chiudi e più stai male, più ti apri e più guarisci. Se stai vicino all’altro, l’altro ti guarisce. La capacità di questo Papa di farsi prossimo è incredibile. Perché vive a Santa Marta? “Per motivi psichiatrici, da solo mi ammalerei”, risponde lui. Anche quando è stanco riesce a mantenere un legame con le persone. Già i suoi cinque viaggi pastorali, dal primo a Lampedusa fino al prossimo, in Molise, in programma il 5 luglio, parlano della sua capacità di comunicare coi fatti. Lui corre così veloce che rischiamo di perderlo. È così travolgente – ha concluso il presule – che non riusciamo a stare al suo passo. Ma dobbiamo provarci».

23 maggio 2014