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La proteste del web per l’intervista al figlio 12enne di Preiti

Cresce, sul web, lo sdegno per l’intervista al figlio dodicenne di Luigi Preiti, l’uomo che ha sparato davanti a Palazzo Chigi, realizzata da Studio aperto e Skytg24 e trasmessa a catena da altri telegiornali nazionali. Un servizio che viola le regole basilari della Carta di Treviso, che disciplina i “rapporti” del mondo dell’informazione con l’infanzia. «È informazione registrare che un ragazzo vuole bene al padre? Francamente credo di no. C’è bisogno di recuperare umanità e di consentire ad un giovane di 12 anni, terza vittima dell’agguato davanti a palazzo Chigi, di non subire ulteriori danni – scrive su Facebook il presidente dell’Ordine dei giornalisti Enzo Iacopino -. Questa ricerca del particolare estremo ad ogni costo e questa voglia di sensazionalismo non aggiungono alcun elemento utile alla ricerca delle ragioni che hanno provocato una tragedia dalle dimensioni ancor non ben definite. I colleghi hanno obblighi deontologici e dovrebbero ricordare quanto prescrive la Carta di Treviso. Lasciamo questo giovane al dolore che prova e auguriamoci tutti, con comportamenti coerenti, che possa presto superare una difficoltà che non si attenua con l’esposizione mediatica».

Il codice deontologico su media e minori si esprime con grande chiarezza: «Il minore non va intervistato o impegnato in trasmissioni televisive o radiofoniche che possano lederne la dignità o turbare il suo equilibrio psicologico, e ciò a prescindere dall’eventuale consenso dei genitori». Condizione chiaramente violata dall’intervista realizzata al giovane Preiti, al quale è stato chiesto addirittura di dare una spiegazione al gesto del padre. «Studio aperto intervista il figlio 12enne di Preiti. Ordine dei giornalisti, se ci sei, batti un colpo. Se no, ridammi la quota annuale», ha twittato Andrea Sarubbi, giornalista ed ex deputato del Pd, chiedendo l’intervento dell’Ordine. E sempre su Twitter è partito l’hastag #lasciateloinpace, che raccoglie le proteste di quanti attaccano i giornalisti e chiedono l’intervento dell’Ordine, accusando in particolare Studio Aperto, che però pur avendo realizzato l’intervista non l’ha mai trasmessa, e Sky tg24, che l’ha invece trasmessa per poi sospenderla a seguito delle reazioni scatenate sul web.

Non si è fatta attendere, sul suo profilo Facebook, la risposta del presidente Iacopino: «Ho chiesto, come cittadino e anche come presidente pro tempore dell’Ordine nazionale dei giornalisti, a tutti gli Ordini regionali, nell’esercizio del loro autonomo potere di vigilanza, di aprire fascicoli disciplinari a carico di quanti, a qualunque titolo, abbiano sollecitato, promosso, realizzato e trasmesso l’intervista al figlio di 11 anni del responsabile dell’azione criminale compiuta domenica davanti a palazzo Chigi».

30 aprile 2013