La rinascita passa anche dalla musica

Il sovrintendente dell’Opera, Catello De Martino (nella foto) fa il bilancio dei concerti organizzati con l’Ufficio comunicazioni sociali del Vicariato e il Pontificio consiglio della cultura di Mariaelena Finessi

Giunge al termine la rassegna di concerti gratuiti in diverse chiese della città che il Teatro dell’Opera di Roma ha realizzato all’interno del progetto «Una porta verso l’infinito – L’uomo e l’Assoluto nell’arte», ideato dall’Ufficio comunicazioni sociali del Vicariato in collaborazione con il Pontificio consiglio della cultura con l’intento di proporre, e facilitare, un confronto fecondo di linguaggi diversi: teatro, cinema, architettura e musica, per l’appunto.

Con l’esecuzione corale del 27 aprile a San Saturnino, nel quartiere Trieste-Salario, diretta dal maestro Roberto Gabbiani, si arriva dunque al momento del bilancio che, a guardare i numeri, può dirsi davvero positivo, con una partecipazione media di 500 persone ad esibizione fino a punte di 800, tanto da rendere le chiese gremite in ogni loro spazio. «Crediamo nell’avvicinamento a valori che nobilitano l’animo umano e l’attuale contesto sociale richiede, in questo senso, un impegno maggiore».

Catello De Martino, sovrintendente dell’Opera, spiega le ragioni che lo hanno spinto a sposare l’iniziativa del Vicariato inaugurata nel dicembre del 2011 con il concerto del Coro del Teatro nella Chiesa degli artisti a piazza del Popolo. «Il Paese si sta avvitando sulla negatività», chiarisce De Martino – sotto la cui gestione, la massima istituzione artistica della città è uscita dal commissariamento – a sottolineare come «l’innalzamento spirituale» possa allora rappresentare una «via per la rinascita».

Ciò che sta accadendo all’Opera ben chiarisce il ruolo della musica, «invenzione tra le più belle dell’essere umano», nella vita culturale ma anche economica di un popolo: «La sua azione educativa – spiega il sovrintendente – può aiutare ad aprire la mente e il cuore a prospettive più ampie. E poiché la gente vuole speranza, il nostro dovere morale è quello di rappresentare il Paese anche nei suoi aspetti migliori perché possa trovare in sé la forza per reagire a questo duro momento di crisi».

«Da tre anni, forti anche della presenza del maestro Riccardo Muti, che dell’istituzione lirica ha assunto la carica di direttore onorario a vita, si sono avviati progetti musicali di respiro internazionale». Le cifre si commentano da sole: se fino a 6 o 7 anni fa il teatro era per metà vuoto, oggi l’indice di riempimento è del 93%. «È l’inizio di un nuovo corso che punta a rimettere l’Opera, il massimo teatro di rappresentanza del Paese, che ha vissuto fasi di splendore alternate a momenti di disattenzione, nel contesto di un dovuto riconoscimento». Le priorità sembrano essere i giovani, con l’istituzione da parte dell’Opera di un dipartimento della didattica, quindi di un Coro di voci bianche ed una Orchestra giovanile, come pure l’avvicinamento alla realtà religiosa.

Per quest’ultimo aspetto, «con il Vicariato abbiamo avviato un programma che arrivasse direttamente alla gente, là dove si cerca appunto speranza e bellezza, cioè nelle chiese». De Martino, che nell’assumere la sovrintendenza dell’Opera ordinò di «aprire le porte del tempio», riferendosi ad un teatro «nascosto dalle ragnatele» e ottenendo che le pareti dell’ingresso venissero sostituite da vetrate a rendere più trasparente, non solo come metafora, il contatto con il mondo circostante, ha in testa l’idea di portare la musica fuori dal teatro. Il sogno, grazie al Vicariato, è di ripetere la rassegna anche il prossimo anno, allargandola alle chiese della periferia della città. La sensibilità su questi temi, «non ne faccio mistero» conclude il sovrintendente, nasce da un’educazione ai valori cristiani «che mi danno il sostegno nei periodi non rosei». A tutto ciò si aggiunge ciò che egli chiama «il conforto musicale».

Dunque la fede e la musica che si uniscono per mostrare il bello della vita ed «aprire le porte verso l’infinito», come sintetizza il titolo della rassegna, ispirato ad un’espressione cara a Benedetto XVI, un pontefice che della musica è anche fine esecutore, per definire il concetto di arte come «capace di esprimere e rendere visibile il bisogno dell’uomo – sintetizza il Papa – di andare oltre ciò che si vede».

24 aprile 2012

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