La sessualità e i suoi significati

di Angelo Peluso

La sessualità, intesa come espressione della personalità (e quindi anche nel nostro modo di entrare in relazione con gli altri) è una delle componenti a cui da sempre molte discipline hanno dedicato la loro attenzione.

Per tantissimi anni gli studiosi hanno dibattuto, arrivando a definire teorie sugli aspetti più importanti che influenzano il modo di essere di ogni persona. Alcuni autori hanno dato spazio alla componente ideologica, altri ai precoci apprendimenti che il bambino fa all’interno della propria famiglia, altri alle forti pressioni sociali e culturali in cui l’individuo è inserito, altri ancora alle pressioni psicologiche. La sessualità umana, aldilà di queste idee, è essenzialmente frutto di una interazione continua tra ciò che è biologico e quanto è culturale e psicologico: questa continua interazione natura-cultura porta ogni singola persona ad avere delle peculiari manifestazioni che la rendono unica come il patrimonio genetico.

La sessualità umana è pertanto strumento di comunicazione, è incontro tra mondi diversi, è integrazione biologica e psicologica che porta alla completezza dell’uomo e della donna. La sessualità umana è infatti strumento di relazionalità nei continui scambi interattivi quotidiani.

La storia dell’individuo e della sua sessualità (e il suo modo di manifestarla nei diversi contesti) dipendono da tante variabili, ma più di tutto conta il ruolo della famiglia di origine e dei valori che è in grado di trasmettere.

Uno dei punti basilari per uno sviluppo sano sia psichico che fisico è la formazione di una precisa identità sessuale (o meglio identità di genere maschile e femminile) e di un ruolo sessuale non rigido. L’identità è il senso di appartenenza ad un certo sesso (“come io mi vedo”, “come mi sento”) mentre il ruolo è dettato da tutti quei comportamenti prescritti dalla società o dalla cultura dominante.

L’impiego di un termine doppio, identità/ruolo serve a preservare l’unità del fenomeno e aiuta chi lo impiega a non scivolare nell’abitudine, ormai anacronistica di separare mente e corpo situando l’identità nella mente e il ruolo nel corpo.

Per sviluppo psicosessuale in particolare intendiamo un complesso processo di accrescimento a livello psicologico e a livello corporeo, in cui è importante l’armonizzazione individuale e la capacità relazionale; è importante cioè che un individuo stia bene con se stesso e sia in grado di instaurare relazioni più o meno soddisfacenti con le persone che lo circondano.

Attraverso la sessualità si ricostruisce perciò la propria identità e conseguentemente i ruoli che si ritengono essere più appropriati: l’identità di genere maschile e femminile porta all’approfondimento della fondamentale importanza che ha l’innamoramento nella vita sin dall’adolescenza. “Innamorarsi e innamorare” sono la prima eclatante manifestazione di svincolo dalla propria famiglia di origine e di costruzione di una identità più solida e più matura. Proprio l’innamoramento con la sua dinamica aiuta a evidenziare come la sessualità non vada assolutamente limitata agli aspetti prettamente genitali.

È ovvio che il termine sessualità, oltre agli aspetti psicologici e relazionali, comprende anche la nostra genitalità, cioè tutto ciò che ha a che vedere direttamente con gli organi genitali; gli stessi organi genitali non possono, tuttavia, essere “isolati” dalle altre componenti in quanto se è vero che sono “gli organi relazionali per eccellenza”, è altrettanto notevole il peso delle componenti psicologiche, sociali, culturali e biologiche. Questo ci fa capire ancora di più come parlare di argomenti relativi alla sessualità chiama direttamente in causa il “nostro modo di essere”.

Ma non sono né lo spirito né il corpo da soli ad amare: è l’uomo, la persona, che ama come creatura unitaria, di cui fanno parte corpo e anima. Solo quando ambedue si fondono veramente in unità, l’uomo diventa pienamente se stesso. Solo in questo modo l’amore – l’eros – può maturare fino alla sua vera grandezza. (Benedetto XVI). La sessualità tende a essere presentata come diabolica o come paradisiaca, mentre di per sé non è né l’uno né l’altro. In realtà essa è “divina” perché data da Dio alla persona come connotato positivo e relazionale, ma come tutte le facoltà può divenire disfunzionale se non è armonizzata con il benessere della persona nella sua integralità.

14 novembre 2008

Potrebbe piacerti anche