La tormentata e lunga storia di San Lorenzo in Damaso

di Marco Frisina

Quando si passa nel trafficato e confuso Corso Vittorio si rischia di non fare attenzione a una porta che si apre sulla strada. È l’ingresso a una delle basiliche romane più antiche e significative: San Lorenzo in Damaso. Questa chiesa, come tante del centro storico di Roma, ha vissuto una storia tormentata e a volte drammatica. Fu edificata nel 380 in memoria del martire San Lorenzo dal Papa San Damaso che qui è sepolto. Il Pontefice fu colui che conobbe e venerò i martiri e introdusse solennemente nella Chiesa il loro culto, conservando le loro memorie e additando nel loro esempio l’inestimabile ricchezza della testimonianza della carità. Dell’antica chiesa rimane ben poco perché intorno al 1490 il cardinale Riario, che qui costruì il suo Palazzo e vi inglobò la basilica, la fece demolire e ricostruire probabilmente con l’opera del Bramante e forse del Sangallo. Dal 1517 il Palazzo Riario divenne sede della Cancelleria Apostolica, ovvero il luogo della magistratura ecclesiastica; nel 1638 il Bernini la trasformò con linee barocche e nel periodo napoleonico, dopo che nel 1799 la chiesa divenne scuderia, il Valadier la restaurò. Ma sarà Pio IX che la restituirà al popolo di Dio solo nel 1882 ripristinando le forme rinascimentali. Colpisce questa sovrapposizione di storia, fede e arte. Il tempo ha segnato questo luogo che ha seguito gli sviluppi della storia e ha subito le sue convulsioni e violenze, ma ha conservato la sua anima profonda raccolta intorno alla testimonianza viva dei santi.

15 marzo 2009

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