La tradizione dei presepi viventi

Le rappresentazioni della Comunità missionaria di Villaregia, dei ragazzi di San Roberto Bellarmino e del Don Guanella di Giulia Rocchi

Con costumi fedeli a quelli dell’epoca, con semplici tuniche o con abiti dei nostri giorni. Vestiti diversi, per rappresentazioni analoghe: quelle della Natività. Sono tante le associazioni e i gruppi che realizzano, in occasione delle feste, il presepe vivente. Ciascuno secondo uno stile differente. La Comunità missionaria di Villaregia, per esempio, propone il suo presepe missionario: oggi alle 16 e il 2 gennaio alla stessa ora, daranno vita a una rievocazione della nascita di Gesù nella campagna romana (via Antono Berlese, 55 – 18° km Laurentina), con le capanne in legno a ricordare l’antica Betlemme e il bue e l’asino in carne e ossa. Accompagna la scena uno spettacolo musicale, con Giovanni Battista che annuncia la nascita del Signore. Per questa terza edizione, inoltre, sarà allestita una mostra di presepi artigianali: dalle creazioni in materiale riciclato ed ecosostenibile a quelle in cartapesta, dalle rappresentazioni provenienti dal Sud del mondo a quella fabbricata con il legno degli ulivi di Gerusalemme. Le offerte lasciate dai visitatori saranno utilizzate per il sostegno dei centri sanitari di Yopougon, in Costa d’Avorio.

Per i ragazzi della parrocchia di San Roberto Bellarmino, invece, il presepe vivente è un’occasione per riflettere sul significato del Natale. «Come nasce per te Cristo oggi e dove nasce per te Cristo oggi?» sono le due domande che li hanno guidati nella rappresentazione della Natività realizzata lunedì scorso presso la casa famiglia per malati di Aids di Villa Glori, struttura della Caritas diocesana nel territorio parrocchiale. «Immaginando una qualunque famiglia moderna a ridosso delle feste natalizie – spiegano -, abbiamo voluto rappresentare la differenza tra “fare il presepe” ed “essere presepe”».

All’Opera Don Guanella di via Aurelia Antica viene proposto un presepe più tradizionale: lunedì scorso e martedì 29, alle 16, ci saranno angeli, pastori, antichi romani. Saranno circa 500 i figuranti impegnati, tra 300 ospiti del centro residenziale e diurno, un centinaio di bambini dell’ambulatorio e cento operatori e volontari. «Un’esperienza corale più che un evento-manifestazione – spiega don Fabio Lorenzetti, direttore di Casa San Giuseppe – che si realizza compiendosi. Del resto, l’evento dell’incarnazione, celebrato a Natale, per ognuno è portatore di novità e forse, qui al don Guanella, questo lo si percepisce ancora di più».

28 dicembre 2009

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