L’arte europea approda nella Capitale con la Fondazione Ducci

Fino al mese di luglio tre rassegne dedicate a Hannu Palosuo (finlandese), Marinella Paolini (italiana) e Herman Nitsch (austriaco). In autunno Palosuo di nuovo a Roma per un progetto nella Sala Santa Rita di Daniele Piccini

La Fondazione Ducci porta a Roma l’arte europea. Fino a luglio, l’istituzione culturale di via Giulia 163 presenta “Contemporaneo europeo 2000-2010”, tre rassegne curate dallo storico dell’arte Claudio Strinati, di altrettanti artisti continentali: il pittore e scultore finlandese Hannu Palosuo, la fotografa italiana Marinella Paolini (dal 22 maggio al 13 giugno) e l’artista austriaco Herman Nitsch (dal 19 giugno all’11 luglio). Si inizia con “Lumina ac Flores” di Palosuo, mostra che resterà esposta, a ingresso libero, fino al 16 maggio a Palazzo Cisterna, attuale sede della Fondazione, ma in passato laboratorio-atelier dell’artista Guglielmo della Porta. Vecchi lampadari piccolo-borghesi dipinti in olio su tela, sagome di lampadari ritagliate su lastre di acciaio. E poi gigli e tulipani dipinti ad olio su tela, o su cemento con colori acrilici. Sono oggetti semplici, ma aprono la porta verso il mondo artistico di Palosuo, che, a sorpresa, si rivela essere solo un’anticamera attraverso la quale lo spettatore paziente può accedere alla propria dimensione esistenziale attraverso oggetti domestici che la rievocano.

«Si tratta – spiega l’artista finlandese, nato ad Helsinki nel 1966, che vive in Italia dal 1989 e lavora a Roma, nel suo studio nel quartiere San Giovanni – di opere prodotte dal 2008 al 2012. Si dividono in due gruppi: lampadari e fiori. Sono soggetti molto quotidiani che fanno parte della vita di tutti. I fiori sono “vietati” nell’arte contemporanea, sono soggetti banali e se dipingi fiori sei considerato un artista di secondo ordine. L’idea dei fiori è nata nel 2009, quando sono stato invitato alla Biennale di Venezia, mostra per la quale sono state create due delle opere esposte qui. A Venezia avevo una sala tutta mia e volevo provocare, non tanto lo spettatore, quanto il “sistema arte”. Allora ho scelto di tappezzare la stanza di fiori, usando appunto un soggetto vietato. Anche i lampadari sono oggetti che potrebbero venire dalla casa della propria nonna. Provocare, tuttavia, non mi interessa. Quello che voglio davvero è che la gente veda la propria vita negli oggetti che creo».

A giugno Palosuo esporrà nella sua terra natale, ma in autunno sarà di nuovo a Roma, per lavorare a un progetto con Roma Capitale, nella chiesa sconsacrata di Santa Rita in Campitelli. «Qui a Roma – aggiunge il pittore e scultore finlandese, le cui opere sono esposte nei musei di tutto il mondo, dal Zorilla di Montevideo al Pabellòn de Bellas Artes Uca di Buenos Aires, dall’Istituto Ibericoamericano di Madrid all’Herbergenmuseum di Monaco di Baviera – lavorerò ad un’iniziativa della curatrice Roberta Perfetti, “Autunno contemporanea”. Io sono di religione protestante, e sono molto felice di poter lavorare in un spazio architettonico che in origine era sacro. Chiuderò la parte absidale con una parete che ricoprirò con materiali di recupero su cui dipingerò immagini quotidiane, ripetendo il tema della rosa, perché la santa di Cascia è chiamata la “santa della rosa”».

La rassegna “Contemporaneo europeo” rientra in un progetto di più ampio respiro, intitolato ArtInFondazione, che, proprio a partire da questa mostra, prevederà rassegne annuali di artisti internazionali insieme all’allestimento di una sezione “giovani”. La Fondazione Ducci, che promuove l’iniziativa, è attiva dal 2000 nella diffusione dello spirito rinascimentale italiano coniugato con il pensiero e la creatività europei. Ha già esposto, presso la sua sede di Palazzo Cisterna, opere di Mimmo Paladino, Jannis Kounellis e Andy Warhol. «La Fondazione – spiega il presidente, Paolo Ducci – intende valorizzare il patrimonio culturale europeo considerato in prospettiva futura e promuovere il dialogo interculturale. La Fondazione è stata istituita da me nel 1999 in memoria dell’attività dei miei genitori che avevano un salotto culturale nel quartiere Parioli, per continuarne l’intendimento in una veste più organica».

6 maggio 2014

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