Lavoratori irregolari: conniventi ma insoddisfatti

L’analisi dell’Eures sulla diffusione del fenomeno nelle imprese del Lazio: sono senza contratto in 5.378. L’apice nei settori delle costruzioni, della ristorazione e dell’agricoltura di Mariaelena Finessi

Un esercito di 23.337 persone, nel periodo che va dal 2007 al primo trimestre del 2009, ha lavorato nelle aziende laziali spesso senza contratto (5.378 i casi di lavoro nero, 2.609 nella sola provincia di Roma), privato dunque di ogni forma di tutela e garanzia. Il dato, fornito dalle direzioni provinciali del Lavoro, se incrociato con quello reso dalla guardia di finanza che nel triennio 2006-2008 ha scoperto 10.421 irregolari, dei quali 5.190 totalmente in nero (3.039 nel territorio romano), mostra quanto il problema sia diffuso e la sua soluzione non più rinviabile. Un’analisi più dettagliata del fenomeno è quella fornita dal rapporto “Le caratteristiche del lavoro nero nelle aziende del Lazio” – realizzato dall’Eures in collaborazione con l’Upi Lazio e l’Osservatorio tecnico scientifico per la sicurezza e la legalità –, presentato il 16 luglio presso la sede della Regione. Obiettivo della ricerca: analizzare le caratteristiche economiche e sociali che contraddistinguono queste situazioni lavorative, individuando i diversi contesti aziendali, economici e organizzativi in cui si sviluppano, il profilo degli autori e delle vittime del reato, infine le cause e le possibili strategie di prevenzione.

In breve, il campione delle 637 aziende prese in esame ha evidenziato la presenza di lavoro irregolare (cioè caratterizzato da violazioni, anche solo parziali, degli obblighi di legge all’interno dei rapporti di lavoro) nel 43,5% dei casi. Valore che tocca l’apice nel settore delle costruzioni (65,9%), dell’agricoltura (64,9%) e della ristorazione (61,6%). A farvi ricorso sono soprattutto le piccole aziende a conduzione familiare, che fanno affari in un contesto locale (44,8% dei casi), dove più basso è il livello di sindacalizzazione e inferiore è il rischio di visibilità e di controllo. Così non è per le imprese che si muovono in scenari nazionali ed internazionali: a sostenerlo è il presidente dell’Eures, Fabio Piacenti, che sottolinea come, «in presenza di più imprenditori, il ricorso a forme di lavoro irregolare sia infatti meno conveniente per le aziende, se non addirittura rischioso».

A livello provinciale, si va – stando ai dati Istat del 2003 – da una percentuale di irregolari stimata tra il 23,9% e il 28,5% per Latina a quella, più contenuta, di Roma (tra il 10,1% e il 14,7%), grazie anche alla diffusione del pubblico impiego che sembra funzionare da deterrente e al peso delle medie e grandi imprese, maggiormente controllate e con un più alto livello di sindacalizzazione. Per quanto riguarda la forza lavoro, sono soprattutto gli italiani a trovarsi in una situazione di irregolarità (55,2% dei casi). Tuttavia, oltre un terzo delle imprese utilizza lavoratori irregolari stranieri, specie nell’agricoltura, dove gli stranieri superano gli italiani, come pure nel settore alberghiero e nelle costruzioni. Tra i lavoratori in nero, la quota di stranieri extracomunitari regolarmente soggiornanti costituisce il 16%, mentre il 5,6% si trova nella condizione di clandestinità. È la provincia di Rieti a presentare l’incidenza più elevata di stranieri in nero (il 43,4%), seguita da Viterbo (31,8%) e Roma (18,2%). Nella provincia reatina si registra l’incidenza più elevata di clandestini (17%); al di sopra della media regionale si inseriscono in questo caso anche Latina (8,7%) e Roma (6% rispetto all’1,9% di Frosinone e all’1,3% di Viterbo).

Difficile contrastare l’illegalità anche perché numerosi sono i casi in cui la determinazione di ricorrere al lavoro irregolare è attribuibile ad un accordo tra impresa e lavoratori (35,6%) o anche alla sola volontà di questi ultimi (7,1% dei casi). Connivenza e silenzio, dunque. Una instabilità pagata a caro prezzo, soprattutto con l’insoddisfazione, dicono gli intervistati, dovuta certamente agli orari di lavoro più lunghi e alla qualità dell’impiego, poco qualificato, nonché alla mancanza di rispetto da parte dei colleghi con regolare contratto lavorativo. Lo scenario potrebbe però cambiare già da settembre quando, come spiega Alessandra Tibaldi, assessore al Lavoro, Pari opportunità e Politiche giovanili «con la realizzazione della mappa del sommerso, si riuscirà a monitorare il fenomeno e a predisporre controlli e interventi».

17 luglio 2009

Potrebbe piacerti anche