Le liriche di Brancia per comunicare

Affetto dalla sindrome di Asperger, particolare forma di autismo, il giovane Marco scrive e pubblica versi per riuscire «a parlare con gli altri». La sua ultima pubblicazione è “Poesie della città” di Laura Badaracchi

«Avere trent’anni è un lusso, / avere trent’anni è una comodità, / trent’anni, sono un secolo / e pare di no»: versi in cui tanti giovani precari possono riconoscersi. E ancora: «Nella vita si può amare / nella vita si fanno tante cose / nella vita mi sento sgarrupato». Parole intense, perché «a volte con la poesia si possono dire cose / che nella vita non si dicono». Toccano le corde delle emozioni le pagine del volume “Poesie della città”, fresco di stampa per le edizioni Com-Nuovi tempi, che raccoglie le liriche di Marco Brancia, commentate dagli scatti suggestivi di Rocco Luigi Mangiavillano: fotografo, operatore sociale ed educatore della Comunità di Capodarco di Roma, ha intercettato paesaggi e situazioni nelle periferie della capitale.

Trentunenne, dal 2010 impiegato al ministero dei Beni culturali, l’autore ha la sindrome di Asperger, una particolare forma di autismo, e frequenta il Gruppo Asperger onlus, che ha appoggiato la pubblicazione del libro. Che in realtà rappresenta la terza pubblicazione di Marco: infatti nel 2006 era uscito “Non avevo le parole. Dialogo sulla malattia tra un padre e un figlio”, scritto insieme al papà Umberto, a cui è seguito il blog http://nonavevoleparole.blogspot.com; del 2008 è “Per parlare con la gente”.

Con la sua terza opera, Brancia intende soprattutto «comunicare un’emozione, come ho fatto con i due libri precedenti, stavolta attraverso le foto di Rocco Luigi. Poi con le poesie cerco di risolvere il problema della mia difficoltà di parlare con gli altri, perché ho tante conoscenze superficiali: questo mi fa star male». Per lui il Gruppo Asperger rappresenta un punto di riferimento: «Riconosco che mi ha dato molto in questi cinque anni; a volte rimpiango gli scout, che ho frequentato sino a diciannove anni».

«Scrivo la mattina o il pomeriggio, oppure nei ritagli di tempo, sul computer o su un quaderno, in genere nella mia stanza», racconta Marco, che prende l’ispirazione «dalle situazioni che mi accadono e dai momenti del mio stato d’animo». Le poesie, che comunicano una sensibilità e una contemplazione della realtà piena di attenzione alle sfumature e di delicatezza nell’esprimerle, a volte vengono scritte «di getto», altre volte invece conservate «nel cassetto per un po’ di tempo».

Lettore appassionato, Marco annovera tra i suoi poeti preferiti Eugenio Montale e Giuseppe Ungaretti, mentre «come narratore segnalo Gavino Ledda, amante della Sardegna e della cultura sarda». Comunque lo impegna molto anche il lavoro: «Mi occupo anche di catalogare i libri; finalmente, dopo dieci anni di tirocini gratuiti in vari enti pubblici, previsti dalla legge n. 69 sui disabili, ho un posto fisso». Obiettivo raggiunto «grazie all’impegno di tanti genitori e delle associazioni che si mobilitano per la disabilità, come la Comunità di Capodarco e altre».

Nelle poesie di Brancia, emerge «un verismo non crudo, né violento, ma semplicemente esposto, quasi una confessione a voce alta di sensazioni proprie, molto vicine ad emozioni altrui», fa notare nel volume don Vinicio Albanesi, presidente della Comunità di Capodarco, evidenziando: «Nessun pezzo e sentimento della vita è lasciato in ombra: la creatura umana, l’ambiente, gli animali. Una nota è evidente: sono lontani la drammaticità, il dolore, la morte». Inoltre «Marco ci regala la sua verità, la sua visione delle città, la sua città interiore, e ci esorta a ciò che siamo e che non possiamo sfuggire», sottolinea Gian Mario Gillio, direttore del mensile “Confronti”, che ha promosso la pubblicazione del volume e a cui ci si può rivolgere per acquistarlo (tel. 06/4820503).

13 giugno 2011

Potrebbe piacerti anche