Le nostre nazionali impossibili: per un giorno, tutti Ct

Un gioco intellettuale: costruiamo le rappresentative nazionali di calcio con soli calciatori italiani all’estero, di oriundi, di Francia ma senza piedi neri, di Balcani unificati e di vecchia Unione Sovietica di Alessio Facciolo (Agenzia Sir)

Italia: Paese di santi, poeti e, ogni quattro anni, di commissari tecnici. All’indomani delle convocazioni per i prossimi mondiali di calcio, non fa quasi notizia il polverone mediatico alzatosi per le scelte di Prandelli: nei bar e negli uffici, dietro una pinta di birra o una tazzina di caffè, i tifosi mettono al vaglio le scelte del ct. Nel bene come nel male, a seconda dei punti di vista. Ciò nonostante, Prandelli passi indietro non ne farà. Per i milioni di allenatori da bar tanto vale lasciar perdere gli azzurri e provare a fare quello che abbiamo fatto noi: delle squadre impossibili, per dimostrare a noi stessi di non aver niente da invidiare, in quanto a orizzonti calcistici, al ct di Orzinuovi. La sua Italia se la può anche tenere: almeno, fino al fischio d’inizio.

Calciatori all’estero. Secondo un recente rapporto di Caritas Migrantes, nel 2014 oltre 100mila italiani cercheranno un lavoro all’estero. A fuggire non sono solo i cervelli, ma a quanto pare anche i piedi buoni. Tra i pali di una nazionale di espatriati, Sirigu del ricco Psg potrebbe temere la concorrenza di Mannone del Sunderland, le due squadre con le più folte colonie italiane: a Parigi è di casa il centrocampista Verratti, mentre per gli inglesi giocano l’ala Giaccherini (ex Juventus) e l’attaccante ex Roma Borini. Sempre in Inghilterra, sponda Newcastle, milita Santon, ex baby dell’Inter tornato a buoni livelli. Ex nerazzurro anche Caldirola, centrale del Werder Brema, ruolo che potrebbe condividere con i “russi” Criscito (Zenit San Pietroburgo) e Bocchetti (Dinamo Mosca) e il “monegasco” Raggi. In avanti le speranze sarebbero affidate a Diamanti, talento in esilio dorato in Cina, e al bomber Pellè, tanto abulico in Italia quanto devastante in Olanda, dove con la casacca del Feyenord ha messo a segno 50 reti in due anni. Una sorpresa arriva dalla Romania, dove Piovaccari ha trascinato lo Steaua Bucarest alla vittoria in Liga I coi suoi 16 gol.

Largo agli oriundi. Ma se gli italiani fuggono all’estero, per rimpolpare i ranghi della nazionale bisognerà allora pescare tra i naturalizzati e i discendenti della diaspora italica sparsi per mezzo mondo. In porta, l’estremo difensore del Verona Rafael si candida a un posto da titolare, guardando le spalle a una difesa composta dagli italoargentini Paletta (Parma) e Spolli (Catania), e da Jonathan (Inter) e Romulo (Verona) entrambi brasiliani. Tutta sudamericana anche la mediana con Thiago Motta del Psg, Jorginho del Napoli, Ledesma della Lazio e Schelotto del Parma. In attacco il bad boy della Juve Osvaldo farebbe da robusta spalla a Giuseppe Rossi, stella della Fiorentina, nato a New York e tanto talentuoso quanto fragile. Riserve fra gli oriundi i brasiliani Danilo (Udinese) Taddei (Roma) e Paulinho (Livorno), il tedesco della Samp Soriano, Laxalt, uruguagio del Bologna, e il barbuto italo-belga Moscardelli.

Che succede Oltralpe. Uscendo dai confini, la multietnica selezione francese probabilmente fa storcere il naso a più di un elettore del Front National, primo partito in Francia dopo le elezioni europee. Piuttosto che azzardare una formazione, si fa prima a dire chi si salverebbe degli attuali Blues: epurati Evra, Sagna, Sakho, Koscielny, Varane, Mangala, Matuidi, Sissoko, Mavuba, Pogba, Benzema e Remy , ai transalpini rimarrebbe intatto il parco portieri (Lloris, Landreau e il basco Ruffier) e parzialmente il centrocampo con Ribery, Grenier e Griezmann. Ambigue le posizioni di Valbuena e Cabaye: il primo ha radici spagnole (il padre è di Valladolid) mentre il secondo ha una nonna vietnamita. Desolazione in difesa, con disponibili solo Debuchy e Digne, mentre a Giroud toccherebbe fare reparto da solo come centravanti.

Uno sguardo a Est. Le alluvioni nei Balcani hanno avuto l’effetto di riavvicinare tutti i Paesi della ex Jugoslavia in una gara di solidarietà: se si manifestasse anche in ambito calcistico nei prossimi mondiali, i già qualificati Pjanic, Lulic e Dzeko (Bosnia) e Modric, Rakitic e Mandzukic (Croazia) potrebbero contare sul supporto della difesa serba Ivanovic, Subotic, Kolarov e Basta e dell’anarchico duo montenegrino Vucinic e Jovetic in avanti. A guardare le spalle a tutti, il portiere sloveno dell’Inter Handanovic; mentre dalla Macedonia il partenopeo Pandev completerebbe i ranghi in attacco. L’Unione Eurasiatica, patto stipulato il 29 maggio tra Russia, Bielorussia e Kazakistan al quale aderirà anche l’Armenia, fanno temere un’espansione dell’influenza russa nelle zone che furono dell’Urss. Ma se l’unione si ampliasse anche al rettangolo verde, chi tornerebbe a vestire la storica casacca marchiata CCCP? Oltre ai russi Akinfeev, Zhirkov, Dzagoev e Kerzhakov si aggiungerebbero i talentuosi armeni Mkhitaryan e Movsisyan e il bielorusso Krivets. Allargando i confini, la “Riunione Sovietica” potrebbe comprendere il moldavo Epureanu, il lettone Rudnevs, il georgiano Kazaishvili ma soprattutto gli ucraini Rakytskiy, Tymoshchuk, Yarmolenko: questa si, una nazionale forte ma davvero impossibile, visti gli attuali rapporti fra Russia e Ucraina.

E ora che vi abbiamo proposto le “altre” nazionali di calcio, provate a farne una tutta vostra. E che Eupalla ci perdoni.

5 giugno 2014

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