Le priorità? Vita, pace, biopolitica

Ricostruire nella città la «coscienza sociale»: il compito dei cristiani è stato delineato in apertura del nuovo ciclo dei «Dialoghi in cattedrale» a San Giovanni in Laterano di D. P.

Ricostruire nella città quella «coscienza sociale» che ispiri le priorità dell’agenda politica. A cominciare dal diritto alla vita, che va difesa e protetta, e dalle nuove frontiere della biopolitica. È il compito dei cristiani che emerge dalla prima serata dei “Dialoghi in cattedrale” dedicati alla “Evangelii gaudium” di Papa Francesco. Un faccia a faccia, a San Giovanni in Laterano, tra il gesuita padre Angelo Occhetta e il biologo Angelo Vescovi, che entra nel vivo dell’attualità politica e culturale. Con la riflessione del religioso, scrittore de La Civiltà cattolica, sull’impegno dei cattolici democratici, chiamati a vivere la «domanda di senso» connaturata all’essere cristiano e a dare risposte «ai temi che trattano il rispetto della vita umana, come ad esempio la legge sull’omofobia, il rifiuto della guerra, la giustizia, l’uguaglianza sociale». E la testimonianza del biologo, direttore scientifico della Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo, sulle sue sperimentazioni in corso con cellule staminali rivolte alla cura della sclerosi laterale amiotrofica, avendo come «valore fondante» l’uomo «ad immagine di Dio».

Un dialogo scaturito dal comune approfondimento del numero 71 della “Evangelii gaudium”, dove, secondo il cardinale Agostino Vallini che ha introdotto l’incontro, il Papa analizza «con realismo sereno le sfide del tempo attuale e anche le tentazioni cui i cristiani sono esposti, ma che devono affrontare per essere in grado di agire nella storia». «È un testo che fa pensare», che va «conosciuto, studiato e speriamo assimilato». Obiettivo cui intende contribuire l’iniziativa diocesana che ha come filo conduttore “Il profumo del Vangelo nella città di Roma”, ispirato al passaggio conclusivo del paragrafo 39 del documento.

«Dio non si nasconde a coloro che lo cercano con cuore sincero». Questo il brano dell’esortazione al centro della serata, di cui padre Occhetta ha voluto ricordare la parte successiva: «Sebbene noi lo facciamo a tentoni in modo impreciso e diffuso». «È la ricerca traballante dell’uomo di fede – ha affermato -. Noi siamo traballanti ma non abbandonati. Ciascuno di noi è segnato da esperienze di vita in cui Dio non si nasconde. Sono le esperienze di quella che chiamiamo “vocazione”». Nella Evangelii gaudium Francesco «illumina tre parole» che spiegano il modo in cui è possibile «cercare e trovare Dio in tutte le cose». «La prima è “essere contemplativi in azione”; la seconda è il “discernimento”» che ci aiuta a distinguere il bene dal male. La terza parola è l’«elezione»: «La struttura dell’Evangelii gaudium – ha concluso padre Occhetta – porta il lettore a fare una scelta: far diventare la Chiesa “una casa per molti, una madre per tutti i popoli, per la nascita di un mondo nuovo” (Eg 288)».

Vescovi, che è anche docente di Biologia cellulare dell’Università Milano Bicocca, ha sottolineato i naturali limiti umani nella percezione di Dio: «Dio non si nasconde a chi lo cerca, ma è nella natura umana riuscire a percepirlo solo in parte». I limiti dell’uomo influenzano, dunque, la sua ricerca di Dio e la conoscenza del mondo. «Dio è la verità – ha proseguito -. Ma la verità ha mille sfaccettature. E noi esseri umani ne esperiamo solo alcune. Dio non si nasconde, è qua con noi». Dobbiamo ritrovare, ha ammonito Vescovi, «degli schemi interpretativi che ci consentano di percepire Dio. Quando l’uomo cura e protegge la vita percepisce Dio. Perché l’unico modo per percepirlo è farlo con cuore sincero, cioè attraverso i nostri valori umani».

14 marzo 2014

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