“Lecosecambiano@roma”, contro il bullismo omofobico

Presentato in Campidoglio il progetto rivolto ai giovani degli istituti superiori. 24 le scuole che hanno aderito. Il timore delle associazioni di genitori: «Nessuno ci ha mai interpellati» di Emanuela Micucci

Ventiquattro scuole: questo finora il dato certo di Lecosecambiano@roma, il progetto contro il bullismo omofobico promosso negli istituti superiori di Roma dall’assessorato capitolino alla Scuola, infanzia, giovani e pari opportunità e presentato ieri, mercoledì 5 marzo, in Campidoglio, un mese dopo l’avvio. Ventiquattro sono i licei e gli istituti tecnici e professionali che hanno aderito al progetto aperto a tutte le classi delle circa 300 scuole superiori della città. In totale circa 2.500 studenti, per lo più dell’ultimo anno, secondo la scelta di presidi e docenti. Agli alunni, a febbraio, è stato chiesto di compilare online sul sito www.lecosecambiano.roma.it, in forma anonima e nel rispetto della privacy, un questionario per un’indagine conoscitiva condotta dalla Sapienza. Obiettivo: descrivere e comprendere il fenomeno del bullismo omofobico nei contesti scolastici romani, indagare la violenza legata all’appartenenza di genere sia verbale che comportamentale.

«Che si esprima in forma di derisione, scherzi di cattivo gusto o violenze vere e proprie – spiega Vittorio Lingiardi, ordinario di psicologia dinamica alla Sapienza -, il bullismo omofobico e di genere è un fenomeno allarmante e doloroso. Causa dispersione scolastica, insicurezza psicologica, difficoltà relazionali». Finora, ricorda Lingiardi, ricerche sul bullismo omofobico a Roma sono state condotte dalle associazioni Lbgt (lesbiche, gay, bisessuali, transgender): questa indagine sarà «il primo tassello per una mappa». Dalla prossima settimana il progetto entrerà nella seconda fase: incontri formativi di 4 ore nelle scuole il metodo del world cafè, con la partecipazione di un esperto della Sapienza, la testimonianza gratuita di esponenti della cultura, del cinema, del teatro e della spettacolo e le associazioni Lgbt. «L’incontro – si legge nella circolare con cui l’assessore competente Alessandra Cattoi, il 15 gennaio, presentava il progetto a dirigenti scolastici e docenti – si aprirà con la/il testimonial che si racconterà alla platea fornendo un punto di vista personale, agendo attraverso una comunicazione emotivo-esperienziale sul tema dell’omosessualità/omofobia». Durante l’incontro, infine, «verranno fornite informazioni sui servizi informativi e di counseling presenti in città» rivolti alle persone Lgbt: uno degli obiettivi del progetto.

Nella nota stampa si precisa che gli incontri «possono contribuire a sensibilizzare anche il corpo docente» e, «indirettamente, le famiglie». Ma i genitori e associazioni familiari, pur condividendo azioni di contrasto al bullismo e a ogni forma di violenza e discriminazione, lamentano il mancato coinvolgimento nel progetto. «I primi formatori all’affettività dei nostri figli siamo noi genitori – ricorda Fabrizio Azzolini, presidente nazionale dell’Age (Associazione italiana genitori) -. Non barattiamo i nostri valori, né deleghiamo ad altri il primario ruolo educativo che la Costituzione ci attribuisce. Nessuno ci ha mai sentiti, a differenza di quanto prevede il patto di corresponsabilità educativa». «Cosa faranno i ragazzi che non vogliono parteciparvi?», chiedono i genitori. «Se un ragazzo non vuole intervenire va al bar o a studiare a casa – risponde Cattoi -. Non c’è motivo di allarmarsi se il proprio figlio fa una riflessione sul bullismo».

Preoccupazioni anche per il sapore ideologico dell’iniziativa a cui partecipano solo associazioni Lgbt e testimonial famosi ed esperti loro vicini. «Non c’è un dato oggettivo scientifico che giustifichi un’emergenza sociale tale da supportare l’urgenza di questo progetto. Al contrario, si crea allarme sociale – commenta Emma Ciccarelli, presidente del Forum delle associazioni familiari del Lazio -. In un momento di crisi economico-sociale è inopportuno che Roma Capitale vi investa risorse che si potrebbero usare per sostenere le famiglie, la genitorialità, gli asili nido, il quoziente familiare». Intanto il progetto va avanti. Le scuole aderenti, entro il 30 aprile, potranno partecipare al concorso “iocambiolecose@roma” inviando una loro testimonianza o proposta contro l’omofobia, affinché “le cose cambino” a scuola, a casa, a Roma. In attesa della premiazione e della presentazione dei risultati dell’indagine il 17 maggio, in occasione della Giornata contro l’omofobia promossa dall’Unione europea.

6 marzo 2014

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