L’enfasi del “grande Gatsby” a Cannes

Quasi 40 anni dopo l’ultima trasposizione, torna sul grande schermo il capolavoro di Francis Scott Fitzgerlad, riproposto da Buz Luhrmann. Uno scenario in preda al peccato e alle colpe di Massimo Giraldi

Mercoledì 15 maggio è cominciato il 66° Festival di Cannes. Fino al 26 maggio, diciannove i film in concorso per la Palma d’Oro che sarà assegnata da una giuria presieduta da Steven Spielberg. Per l’Italia unico rappresentante è La grande bellezza di Paolo Sorrentino. L’apertura ufficiale è toccata, fuori concorso, ad un altro titolo molto atteso, Il grande Gatsby, con Leonardo Di Caprio nel ruolo del protagonista, in uscita anche nelle sale italiane.

Considerato ancora oggi uno dei testi fondamentali della letteratura americana del XX secolo, Il grande Gatsby è stato scritto da Francis Scott Fitzgerald tra Long Island, New York e St .Raphael (a poca distanza da Cannes) tra il 1923 e il 1924 e pubblicato nel 1925. Da quel momento è cominciato il successo del libro in tutto il mondo. Merita ricordare che l’ultima trasposizione per il cinema era quella del 1974, con Robert Redford nel ruolo del titolo. Quasi quaranta anni dopo, il romanzo arriva nelle mani di Buz Luhrmann, regista australiano impostosi in passato con Romeo & Giulietta, Moulin Rouge, Australia. Chi ha visto questi titoli ne ricorda di sicuro l’abbondanza della messa in scena, l’esagerazione nella costruzione di luoghi, ambienti, situazioni.

Tonalità espressiva dalla quale Luhrmann fatica ad allontanarsi. Molta parte dell’azione si svolge nella enorme villa di Gatsby, terreno di divertimenti sfrenati e libertari, di eccessi incontrollabili. Qui si consuma il dramma di Jay Gatsby, milionario dalla ricchezza misteriosa, innamorato da anni della dolce Daisy, poi persa di vista e ritrovata quando lei era ormai sposa del ricco e arrogante Tom. Abituato ad avere sempre tutto quello che desidera, Gatsby trascura il mondo dei propri affari, leciti e illeciti, per pensare solo all’innamorata Daisy. L’ostacolo rappresentato da Tom appare tuttavia non superabile. Dopo una nuova lite, lui e Daisy si allontanano in macchina. Lei è alla guida e in un incidente investe e uccide Myrtle, moglie del meccanico George. Questi, ritenendo Gatsby colpevole, lo raggiunge alla villa, gli spara e lo uccide. In quella villa, nei locali notturni, nelle case appartate, la regia concentra il meglio di una visionarietà spettacolare e il peggio di un meccanismo narrativo che inghiotte nell’estetismo e nella bellezza decadente tutte le opportunità di «dire» qualcos’altro, di alludere o rimandare a temi più profondi e coinvolgenti.

Il racconto resta aderente ad un’esposizione magniloquente e sovrabbondante, con una colonna sonora che contamina varie epoche, quasi a voler disegnare scenari storici più ampi. Ma forse questa enfasi fintamente retrò e molto post-moderna era il vero obiettivo del regista: uno scenario in preda al peccato e alle colpe.

20 maggio 2013

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