Lo scandalo e il valore educativo dello sport

Intervista a Bruno Pizzul sull’inchiesta “calcio scommesse”, che ora sembra coinvolgere anche squadre della serie A a cura di Francesco Rossi (Agenzia Sir)

Si espande l’inchiesta “calcio scommesse”, avviata con l’accusa di frode sportiva, e che ora sembra coinvolgere 5 squadre di serie A (Roma, Fiorentina, Cagliari, Lecce e Genoa) oltre a società e giocatori che militano nei campionati minori. Nei giorni scorsi sono finiti agli arresti 16 calciatori, tra cui l’ex azzurro Beppe Signori (ai domiciliari) e il portiere del Benevento Marco Paoloni (in carcere). Sulla vicenda, il Sir ha chiesto un parere a Bruno Pizzul, noto telecronista e commentatore sportivo.

Negli ambienti calcistici c’era sentore di questo giro illecito di scommesse prima dell’inchiesta giudiziaria?
C’era effettivamente la sensazione di qualcosa di poco pulito: troppe partite venivano individuate dagli stessi bookmakers per puntate eccessive. D’altra parte le scommesse clandestine, perlomeno nel calcio, sono una piaga che periodicamente si rinnova, una cattiva abitudine dalla quale in Italia non riusciamo a liberarci e che, peraltro, trova riscontri anche all’estero: in Germania, Francia e Inghilterra, dove di tanto in tanto emergono situazioni con tesserati coinvolti.

Quali sono gli “orizzonti” di questo malaffare?
È difficile individuare tutte le partite colpite, ma la sensazione è che ci siano parecchi giocatori coinvolti. Non va dimenticato il fatto che il calciatore, per la federazione italiana, in quanto tesserato non può scommettere. Pertanto già la scommessa, anche se condotta con canali leciti, è un comportamento deontologicamente scorretto. Ciononostante, c’è una tendenza diffusa a scommettere sulle partite. Questa vicenda è demoralizzante per il pessimo esempio che viene dato da calciatori professionisti, che finiscono per essere modello di riferimento per le giovani generazioni.

È dunque un danno sul piano educativo?
Più volte diciamo che sarebbe auspicabile che lo sport fosse un’agenzia educativa, ma esempi così deleteri rendono estremamente problematica l’utilizzazione dello sport per la crescita, non solo agonistica ma anche morale e civile, dei giovani.

Oltre alle scommesse vietate stanno emergendo episodi di corruzione o, addirittura, la somministrazione di sonnifero ai giocatori… Ma la rete criminale era davvero così potente?
Nelle situazioni in cui si è individuata l’ingerenza di questo sistema malavitoso molto spesso il disegno non è andato a buon fine. Questa non è una giustificazione, né elimina il problema, ma significa che era presente anche una dose di millantato credito, con personaggi che tessevano reti d’intrighi asserendo di avere il controllo delle squadre, il che non era poi vero. Lo stesso Paoloni (il portiere che aveva usato il sonnifero, ora in carcere, ndr) ha racimolato un gruppo di scommettitori ma, per scommesse perse, alla fine si è indebitato pure lui e ha subito minacce.

“Calciopoli”, “calcio-scommesse”, ultrà che provocano violenze. Periodicamente il pallone finisce al centro dell’attenzione per vicende che con lo sport non hanno nulla a che fare…
Non c’entrano con la cronaca sportiva, ma hanno a che fare con la società in cui viviamo: questo malcostume fa particolarmente impressione nello sport perché nel comune sentire dovrebbe essere caratterizzato da comportamenti virtuosi. In realtà il calcio risente delle storture e criticità della società nella quale è immerso. Questo non è un alibi, ma solo denuncia un sistema incancrenito che, purtroppo, trova riscontro anche negli altri ambiti della nostra convivenza.

C’è chi attribuisce queste “deviazioni” al giro di soldi che c’è attorno allo sport professionistico e, al contrario, chi denuncia episodi di squadre sull’orlo della bancarotta e giocatori che non vengono pagati.
Da alcuni le scommesse sono state addirittura viste come una forma di auto-tutela per quei tesserati – che giocano nei campionati minori – senza stipendio per problemi finanziari delle loro società… In realtà siamo ben lontani da una giustificazione, ma piuttosto questo è il segnale che il calcio italiano è sovradimensionato a livello professionistico. Abbiamo ben 134 società professionistiche, mentre realtà calcistiche ben sviluppate come quella spagnola o inglese hanno un terzo o un quarto delle nostre società. Il problema è articolato e complesso, fermo restando che in cima vi è l’integrità etica e morale dei singoli.

Da ultimo, è possibile voltare pagina o ciclicamente siamo destinati a parlare di calcio non per lo sport, ma per la cronaca giudiziaria?
Non bisogna mai arrendersi, ma consideriamo che tra le connotazioni tipiche del mondo dell’agonismo c’è anche questa deriva che può intervenire nel momento in cui ci sono troppe attenzioni di carattere materiale, ovvero troppi soldi. È un problema vecchio come il mondo, denunciato già dal drammaturgo greco Euripide nel quinto secolo avanti Cristo. Laddove il risultato sportivo dà fama, ricchezza, soldi ecc. scatta la tentazione di raggiungere l’obiettivo a qualsiasi costo, e magari adottare comportamenti truffaldini. È un rischio congenito nell’organizzazione dello sport di vertice, perciò non si deve alzare bandiera bianca, ma al tempo stesso riconoscere le insidie e i pericoli.

7 giugno 2011

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