L’omaggio dei giuristi al cardinale Vallini

In occasione del 50° anniversario di ordinazione sacerdotale e del 25° di episcopato, consegnata al porporato una raccolta di studi giuridici scritti da 42 docenti di università romane di Antonella Pilia

«Sono molto onorato e un po’ commosso per l’omaggio di questo ponderoso volume, non solo per il peso ma per i suoi contenuti. Grazie di cuore a chi l’ha promosso e a chi l’ha curato». Queste le prime parole pronunciate dal cardinale vicario Agostino Vallini dopo aver ricevuto il libro Verità e metodo in giurisprudenza, a lui dedicato in occasione del 50esimo anniversario dell’ordinazione sacerdotale e del 25esimo di quella episcopale. La cerimonia di consegna ha avuto luogo venerdì 16 maggio, nell’Aula Magna della Sapienza, nel corso di un convegno su «Chiesa e comunità politica a cinquant’anni dal Concilio» conclusosi sabato scorso alla Pontificia Università Lateranense.

Il cardinale Vallini ha rievocato gli anni ’70, quando «mi sono dedicato alla riflessione per rifondare il diritto pubblico ecclesiastico alla luce del rinnovamento conciliare», definendo i principi ispiratori della grande assise ecumenica come «pilastri da cui non allontanarsi». La consegna del libro, suggellata da un lungo applauso, è spettata a Giuseppe Dalla Torre, rettore della Lumsa e curatore del volume insieme a Cesare Mirabelli, presidente emerito della Corte costituzionale italiana.

Pubblicato dalla Libreria Editrice Vaticana, Verità e metodo in giurisprudenza è una raccolta di studi giuridici scritti da 42 docenti di facoltà statali, non statali e pontificie romane, che nel cardinale Vallini percepiscono la sostanza del fine cultore delle scienze giuridiche. «Il volume è espressione di scienza e di amore per il diritto, concepito come strumento di giustizia e quindi di verità», ha sottolineato Dalla Torre, ricordando il forte impegno del porporato dapprima come insegnante di Diritto pubblico ecclesiastico alla Lateranense e poi come prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica.

In quest’ottica assume grande importanza «riunirsi attorno al cardinale a cinquant’anni dal Concilio per misurare quanto è stato attuato e quanto resta ancora da fare», ha detto il professor Mirabelli presentando i lavori della due giorni e sottolineando che «la costituzione pastorale Gaudium et Spes è stata la rivoluzione copernicana nell’impostazione dei rapporti tra Stato e Chiesa». Argomento al centro della relazione di Francesco Paolo Casavola, presidente emerito della Corte costituzionale italiana, che ha riconosciuto al Concilio «l’incancellabile merito di averci richiamato alla duplice dimensione dell’esistenza umana: quella dell’agire nella storia e quella della chiamata all’eternità», avendo come orizzonte l’«eguaglianza umana» e la «pace tra i popoli».

La comunità politica e la Chiesa «sono distinte e indipendenti, ma entrambe sono al servizio della vocazione personale e sociale delle stesse persone» e devono tendere a una «sana collaborazione», ha osservato il cardinale Lluís Maria Martínez Sistach, arcivescovo di Barcellona. Mettendo in guardia dal rischio di confondere la «“laicità dello Stato”, al servizio di una società plurale nella sfera religiosa», con una «società laica» che tende alla negazione sociale del fatto religioso, il porporato ha parlato della «funzione “nutritiva” della Chiesa nella società», da cui deriva «una “irrigazione” spirituale ed etica dei cittadini». Delle condizioni per la pace giusta ha invece trattato Janne Haaland Matlary, già segretario di Stato per gli Affari esteri della Norvegia, in una relazione letta a suo nome al convegno. «La condizione principale per la pace giusta – ha concluso – è l’ordine tra gli Stati basato sulla giustizia e sui diritti umani, e dunque sullo stato di diritto e sulla democrazia».

19 maggio 2014

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