L’Opera romana pellegrinaggi, «una storia di fede»

Presieduta dal presidente, il cardinale Vallini, la Messa conclusiva della prima giornata del XVI Convegno teologico pastorale. Il “grazie” agli operatori diocesani e, ai preti, l’invito a essere innamorati dell’Eucaristia di Maria Elena Rosati

«Una storia di fede». Il cardinale Agostino Vallini ha descritto così gli 80 anni dell’Opera romana pellegrinaggi, nella Messa che ha celebrato al termine della prima giornata di lavori del XVI Convegno nazionale teologico pastorale, sul tema “Eucaristia, pane del Pellegrino”, fino al 19 febbraio all’Hotel Domus Pacis. Una storia, quella della «nostra Opera diocesana», che il cardinale vicario ha esplorato partendo dal mistero della fede nell’Eucaristia, e dal pellegrinaggio come percorso spirituale alla ricerca della verità. Nell’omelia, esaminando la lettera di san Paolo ai Corinzi, con il racconto dell’istituzione dell’Eucaristia, il porporato ha sottolineato che «per San Paolo l’Eucaristia ha a che fare con i momenti drammatici della vita di Gesù». Nella notte in cui veniva tradito, nel cenacolo, e nel momento della croce, «il Signore voleva portare luce, perché si custodisse quello che faceva, e per permetterci di viverlo insieme a lui». Così «nei momenti più difficili, più bui, più tristi della nostra vita – ha sottolineato – l’Eucaristia diventa luce, comunione con Dio, incontro tra la nostra povertà e la sua misericordia».

Nell’analisi poi del Vangelo di Giovanni sulla moltiplicazione dei pani e dei pesci, il cardinale ha spiegato che anche noi possiamo partecipare al miracolo offrendo al Signore la povertà della nostra esperienza quotidiana: è la dimensione del pellegrinaggio interiore «per comprendere sempre di più che nelle notti dei nostri limiti, delle nostre debolezze, dei nostri peccati, Cristo è il pane che nutre la nostra alleanza con Dio». Rivolto poi ai sacerdoti presenti, il cardinale vicario ha messo in evidenza la necessità di curare la celebrazione della Messa, per «non abusare dell’Eucaristia, non renderla scontata», ma soprattutto per permettere la partecipazione dei fedeli, e aprire la strada del rinnovamento della Chiesa. «Fa male vedere che le nostre chiese prima della Messa sono una specie di salotto – ha confidato -. Come è possibile entrare nel mistero liturgico, come può esserci la gioia, se non è nutrita dall’esperienza della fede vissuta nella celebrazione? Dovremmo essere innamorati dell’Eucaristia, per noi preti dovrebbe essere l’esperienza più grande, irradiazione della nostra fede, che contagia i fedeli».

In qualità di presidente dell’Opera Romana Pellegrinaggi, il porporato ha poi ringraziato gli operatori diocesani, anime di una realtà che «in 80 anni, attraverso i suoi itinerari spirituali, ha sempre messo la centro l’Eucaristia, e ha offerto a milioni di persone cinque pani e due pesci di cui Signore si è servito per sfamare tanti cercatori di verità». E definendo infine il pellegrinaggio come «un percorso di esercizi spirituali, un cammino in cui il Signore attende per trasformare la nostra vita», ha incoraggiato a fare sempre meglio, offrendo tutto con umiltà, perché «Dio Padre ci renda sempre capaci di servire il pane dei pellegrini e, nella grazia del pellegrinaggio, possiamo riscoprire la fede, l’esperienza gioiosa dell’Eucaristia, il coraggio per vivere una vita nuova».

18 febbraio 2014

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