L’ordinazione dei diaconi permanenti

Sabato 21 novembre la celebrazione presieduta dal cardinale Vallini. Consacrati in tre: un istruttore di polizia municipale, un ragioniere e un colonnello dei carabinieri di Graziella Melina

Il servizio nella comunità parrocchiale, il matrimonio, il lavoro, i figli. Claudio Buccarella, Mauro Migliorati, Roberto Petrecca, i tre nuovi diaconi che sabato 21 novembre hanno ricevuto il mandato a San Giovanni in Laterano dal cardinale vicario Agostino Vallini, non pensano di essere persone speciali. Tutti e tre, però, premettono subito che il dono della fede l’hanno ricevuto in famiglia, fin da piccoli.

Claudio Buccarella, 49 anni, della parrocchia di San Vincenzo Pallotti, è un istruttore di Polizia municipale. «Il servizio verso il prossimo l’ho sempre respirato in famiglia – racconta –. Papà e mamma hanno dato tutta la loro vita per noi figli e per la comunità. A 14 anni facevo parte del gruppo di preghiera». Nel 1985 il matrimonio, e poi i figli, sette. «Sono sempre stato impegnato in parrocchia» prosegue il vigile, che ha altri due fratelli diaconi, Gabriele e Roberto. «Avere un esempio in famiglia di persone che si mettono al servizio del prossimo è molto importante. Nel 2003 insieme a mia moglie ho sentito che il Signore ci chiamava». Quindi, gli anni per lo studio, il servizio e la formazione, nonostante la famiglia numerosa e gli impegni di lavoro.

Anche Mauro Migliorati, cinquantasettenne, ragioniere, della parrocchia di Ognissanti, spiega che la fede la deve a sua mamma. «Sono sempre stato sin da bambino all’ombra del campanile. Mia madre mi ha trasferito questo dono. Nel tempo, con la grazia del matrimonio, è maturato anche il desiderio di donarmi alla Chiesa». Migliorati si è sposato 27 anni fa, e ha due figli maschi di 26 e 21 anni. «Mia moglie mi ha sempre accompagnato e sostenuto – racconta –. I miei figli, 10 anni fa, invece non erano molto d’accordo. Ma il Signore ti cambia la vita. E ora sono contenti». Poi aggiunge: «Noi dobbiamo seminare a larghe mani ovunque, anche nel lavoro, dove si svolge principalmente la nostra vita».

Roberto Petrecca è un colonnello dei carabinieri. Ha 59 anni, è sposato, ha una figlia di 32 anni ed è legato alla comunità di Santa Dorotea. «Anche lui proviene da una famiglia fortemente religiosa» racconta Pippo Romeo, segretario del diaconato. Petrecca si è trasferito a Roma da Forlì, dove ha conseguito la laurea in Scienze religiose. È lì che ha sentito «una chiamata potente nel cuore». La famiglia, prosegue Romeo, gli è stata sempre vicina nel suo cammino. In realtà, Petrecca non è l’unico militare a svolgere questo ministero. Tra i 115 diaconi permanenti della diocesi, infatti, ci sono un generale, due brigadieri e un carabiniere di quartiere.

«La vostra famiglia – ha detto il cardinale Vallini durante l’omelia – deve beneficiare per prima della grazia del diaconato. Siate per tutti il riflesso della luce e bontà di Dio e testimoni della regalità di Cristo nei vostri ambienti di lavoro». Oggi, ha detto ancora il porporato, serve «una cultura alternativa» contro «la cultura del profitto, dell’io esasperato, i cui effetti sono sotto gli occhi di tutti. Quante speculazioni, abusi, ingiustizie sono perpetrati anche nella nostra città di Roma, anche da parte di persone che si professano cristiani, a danno dei deboli, dei poveri, delle famiglie in difficoltà, degli immigrati, delle persone che non contano niente? Pensate ad esempio agli affitti delle case, al costo per un posto letto, al lavoro nero per gli immigrati». E perfino al crocifisso che «dovrebbe essere ritirato dalle scuole e forse dappertutto, in nome di una falsa concezione della libertà individuale». Servire Gesù Cristo, ha proseguito il cardinale, «significa rifiutare il potere come dominio dell’uno sull’altro. Vuol dire amare, rendersi disponibile a chiunque chiede aiuto». Ma «questo esige che Cristo sia al centro della nostra vita» e che si rifugga dal conformismo «che cancella l’identità cristiana svuotandola della sua sostanza».

Alla Messa sabato hanno partecipato parenti, amici, parrocchiani e circa novanta diaconi permanenti della diocesi. Tra gli oltre 60 concelebranti, oltre ai vescovi ausiliari monsignor Paolino Schiavon e monsignor Benedetto Tuzia, anche monsignor Francesco Peracchi, per 28 anni alla guida del servizio del diaconato, e monsignor Nicola Filippi, che nel gennaio scorso gli è succeduto nell’incarico.

23 novembre 2009

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