“Lourdes”: lo sguardo attento di una regista austriaca

La vicenda della giovane Maria, paralizzata e forse oggetto di guarigione durante un viaggio al santuario mariano, tra cronaca e storia di Massimo Giraldi

Esce in sala l’11 febbraio (giorno di Nostra Signora di Lourdes) un film che affronta in modo diretto l’evento del pellegrinaggio nella cittadina francese. Il titolo, secco e immediato, “Lourdes”, dà l’idea del racconto che si snoda subito dopo.

La vicenda della giovane Maria, paralizzata a braccia e gambe e forse oggetto di guarigione, è presa a prototipo di casi veri, tra cronaca e storia. Nata a Vienna nel 1972, la regista dichiara subito il proprio approccio di non credente. Così affronta il piccolo/grande universo di Lourdes con occhio disincantato ma non indifferente, freddo ma non estraneo. Seguendo i personaggi con stile asciutto e stilizzato, Jessica Hausner costruisce una seria, appassionata e insieme ponderata riflessione sulla resistenza alla religione praticata per professione, insieme ad un abbandono alla speranza agita dalla Fede.

Il racconto, talvolta aspro, offre ampie possibilità per una riflessione basata su prospettive differenti, evitando le trappole sia dell’agiografia sia della facile denigrazione. A restare in primo piano, e a suscitare commozione, è l’umanità dei presenti, la loro interiorità, la voglia di aggrapparsi alla vita, i volti, gli occhi, i movimenti. Tutti convergenti verso un finale di struggente intensità emotiva, nel quale anima e ragione cercano una difficile convivenza. Il film era in concorso all’ultima mostra di Venezia, dove ha ottenuto molti premi, tra cui quello della Giuria Signis.

8 febbraio 2010

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