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Ludopatia, presentata la legge regionale

Non è un gioco: il gioco non ammala, l’azzardo sì. Dietro la sigla Gap si nascondono le parole Gioco D’azzardo Patologico, una vera e propria emergenza sociale tanto da mettere in ginocchio intere famiglie e condurre giovani e adulti, spesso anziani, alla depressione e nei casi più estremi al suicidio. Ora per combattere il Gap esiste una legge regionale presentata ieri, 12 dicembre, da Olimpia Tarzia, vice presidente della V commissione Regione Lazio, davanti ad una platea di studenti di alcune scuole regionali. Un convegno che ha visto la partecipazione non solo di politici, ma anche di psicologi, professori e anche responsabili di associazioni che da anni sono schierati in prima linea contro la ludopatia.

Tutto questo parte da dati che definire allarmanti è dire poco: secondo un’indagine Eurispes, in Italia, un milione di giovani tra i 13 e i 17 anni ha investito soldi nel gioco. Tra gli studenti il 48,2 % ha giocato almeno una volta, il 6% è affetto da gioco d’azzardo patologico e i giovani a rischio Gap sono quasi l’11%. Roma è la città italiana dove si gioca di più al lotto, Pavia è invece il regno delle slot machine. Spaventose anche le cifre in euro: nella Capitale si calcola che ogni anno sono buttati nel gioco d’azzardo milioni, più precisamente è come se ogni famiglia romana spendesse 1400 euro l’anno per giocare. Le donne sono le più coinvolte: su un milione di giocatori, 400mila sono del gentil sesso. I motivi per cui ci si butta nel mondo dell’azzardo, spesso spendendo tutti i soldi a disposizione, sono soprattutto legati alla frustrazione e alla depressione.

La legge varata dalla Regione Lazio il 24 luglio scorso, non solo definisce il Gap, ma regolamenta la collocazione delle sale da gioco vicino aree sensibili come scuole, centri anziani etc. Tra le disposizioni c’è l’istituzione di un Osservatorio Regionale sul fenomeno del Gap, l’obbligo dei gestori di esporre una serie d’informazioni all’interno e all’esterno delle sale, che aiutino ed allarmino l’utente rispetto ai rischi che sta correndo. La legge, inoltre, prevede il divieto di pubblicizzare le sale giochi e la creazione di un marchio “free slot” da esibire nei bar che rifiutano le slot machine. La Regione sostiene le attività delle associazioni e delle organizzazioni di volontariato impegnate nella presa in carico delle problematiche legate al gioco d’azzardo.

In attesa di una legge nazionale, di difficile creazione dato che proprio l’erario è il primo beneficiario del gioco d’azzardo, «il Consiglio del Lazio ha approvato un piano triennale socio-sanitario per il contrasto, la prevenzione, la riduzione del rischio della dipendenza da Gap al fine di promuovere la formazione, l’implementazione di un numero verde, l’attività di progettazione territoriale socio – sanitaria sul fenomeno, in collaborazione con ASL ed enti locali – ha detto Olimpia Tarzia – e sono ovviamente incluse anche sanzioni pecuniarie per chi infrange la legge». Insomma, una vera e propria dichiarazione di guerra che può avvalersi di un contributo eccellente, ossia 1,5 milioni di euro stanziati dalla Regione Lazio per i prossimi tre anni.

Nel corso del convegno è intervenuto anche monsignor Andrea Manto, direttore del Centro per la pastorale sanitaria diocesana, che dopo aver portato i saluti del cardinale vicario Agostino Vallini, ha voluto sottolineare la presenza della Chiesa in questo campo, non solo come aiuto, ma anche come prevenzione del gioco d’azzardo. «Il Gap non è solo una malattia – ha detto monsignor Manto -, se così fosse allora non esisterebbero responsabilità. Invece esiste un legame tra l’ambiente che circonda i giocatori e la patologia. Le emozioni della vita – ha concluso monsignor Manto – non le danno i numeri che girano vorticosi nelle slot machine, ma le relazioni di amicizia, amore, che intrecciamo ogni giorno. Questa è una legge coraggiosa: trasmettere il senso vero e bello della vita è un compito che ci dobbiamo dare tutti, una presa di coscienza della società».

13 dicembre 2013