Luigi De Filippo al Quirino con «La fortuna» di Peppino

Il regista e attore veste i panni di Giovanni, personaggio crepuscolare che vive in decorosa povertà che ha dovuto adottare, per denaro, un ritardato mentale sul quale piove un’improvvisa eredità di Toni Colotta

Come sempre quando entrano in ballo i De Filippo, il teatro in cui appaiono ci riporta indietro alle loro storie personali, intrecciate a tutto ciò che i tre fratelli capostipiti – Eduardo, Peppino, Titina – e i discendenti diretti hanno rappresentato per generazioni di spettatori. È la volta di Luigi, figlio di Peppino e attore di lungo corso nonché autore. Con la sua Compagnia è al Quirino – fino al prossimo 25 – protagonista di una commedia che lo zio Eduardo scrisse a quattro mani con Armando Curcio, “La fortuna con l’effe maiuscola”.

Altra combinazione nei destini della stirpe De Filippo: la commedia ebbe il suo debutto assoluto nel 1942 proprio al Teatro Quirino. Ne erano interpreti naturalmente Eduardo e Peppino, ma avvenne pure che Luigi, appena dodicenne studente a Roma, su pressione del padre mettesse piede per la prima volta sul palcoscenico; come comparsa, certo, ma già impregnato della passione familiare per la sublime arte della finzione teatrale.

Oggi, quasi ottuagenario Luigi veste i panni del primattore ma lo spirito è sempre quello, senza età. Il suo Giovanni è un personaggio comico-crepuscolare che vive in decorosa povertà e ha dovuto adottare, per denaro, un ritardato mentale, sul quale piove la fortuna «maiuscola», un’eredità cospicua. Equivoci, stranezze esilaranti e fondo di mestizia per l’«immoralità» che nasce dal bisogno. Ma Luigi sa farci sorridere.

12 aprile 2010

Potrebbe piacerti anche