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L’ultimo saluto ai caduti di Nassiriya

In divisa, le armi in pugno, gli occhi lucidi. Aspettano sotto il sole capitolino l’arrivo delle salme dei loro tre compagni, uccisi giovedì scorso a Nassirya. Ci sono i paracadutisti della Folgore, il reparto dell’Esercito a cui apparteneva il maggiore Nicola Ciardelli. Ci sono i Carabinieri, colleghi del maresciallo capo Franco Lattanzio e del maresciallo Carlo De Trizio. Ma ci sono anche rappresentanze della Marina, dell’Aeronautica, della Guardia di Finanza. Tutte le Forze armate schierate lì, l’una accanto all’altra, sul sagrato della basilica di Santa Maria degli Angeli. Alle 10.30 cominciano i funerali dei tre soldati caduti in Iraq. Funerali di Stato. A celebrare le esequie l’ordinario militare Angelo Bagnasco, che definisce le tre vittime «veri eroi».

Ma prima di cominciare la celebrazione, l’Arcivescovo legge il telegramma inviato da Benedetto XVI, in cui il Papa ricorda il sacrificio dei tre militari, morti nel «generoso adempimento della missione di pace», ed esprime «ferma riprovazione per il nuovo atto di violenza», che costituisce «un ulteriore ostacolo sulla via della concordia e della ripresa di quel tormentato Paese». Il Pontefice si dice inoltre vicino ai familiari delle vittime, invoca su di loro «la benedizione apostolica e assicura fervide preghiere». Un pensiero anche per il giovane rumeno ucciso nell’attentato, il caporale Bogdan Hancu. E per il maresciallo aiutante dei Carabinieri, Enrico Frassinito, ferito giovedì scorso a Nassirya e ricoverato all’ospedale di Kuwait City.

Le parole di Benedetto XVI vengono riprese dall’ordinario militare durante l’omelia. Monsignor Bagnasco ricorda la generosità e il coraggio dei tre militari. «Il cuore dell’Italia è qui – afferma – e pulsa per le vittime di questo nuovo vile attentato in Iraq». Sono morti tre «figli che volevano soltanto fare del bene», di cui «il popolo è giustamente fiero», sottolinea Mons. Bagnasco. La vita di Nicola, di Franco e di Carlo è stata «spezzata in un lampo». Ma «il loro sacrificio non sarà vano. Servirà – prosegue – a costruire lentamente ma inesorabilmente un’umanità migliore».

I familiari dei tre militari uccisi ascoltano in silenzio, composti, seduti nelle prime file. Sono arrivati presto, nella basilica. Sono entrati di corsa, riparati dagli occhiali da sole. In chiesa ci sono anche i rappresentanti delle autorità e delle istituzioni. Sguardi commossi, giacche scure. Tanti hanno portato corone di fiori, che vengono appoggiate alla facciata di mattoni di Santa Maria degli Angeli. C’è il sindaco Walter Veltroni con la fascia tricolore; i vertici della Regione e della Provincia. Ci sono il premier Berlusconi e Romano Prodi. I nuovi presidenti di Camera e Senato Fausto Bertinotti e Franco Marini. I ministri e i segretari di partito. Appena prima delle 10.30 compare in piazza Esedra il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. Al suo fianco il ministro della Difesa Antonio Martino. «Compagnia, attenti!», risuona il comando.

Scattano i giovani militari che aspettano sul sagrato. Poi riposo, di nuovo. Stanno arrivando i feretri, direttamente dall’ospedale militare del Celio in cui era allestita la camera ardente. La folla saluta le bare, avvolte nel tricolore, con un lungo applauso. C’è tanta gente attorno a piazza Esedra. Dietro le transenne, perché più avanti non si può andare. Solo qualcuno, più fortunato, riesce a entrare in chiesa. E chi porta dei fiori – legati con nastro bianco, rosso e verde – e chi porta una lettera. O dice semplicemente una preghiera. Per rendere omaggio al sacrificio di Nicola, Franco e Carlo. Per dire loro grazie. Per stare vicino, con un simbolico abbraccio, alle loro famiglie.

2 maggio 2006