Manzocchi: «C’è recessione e l’Europa attende»

Riflettori sulla crisi finanziaria. L’economista: «Ancora in estate, la Bce alzava i tassi quando da un anno gli indici di fiducia delle imprese europee segnavano burrasca» di Antonella Gaetani

La crisi spegnerà le luci del Natale? Forse, lo renderà più concreto. E sobrio. Ma cerchiamo di capire cosa è successo e perché, guardando a quello che ci aspetta per i prossimi mesi. Ad aiutarci Stefano Manzocchi, professore ordinario di Economia Internazionale presso la Facoltà di Economia dell’Università Luiss di Roma, e direttore del Luiss Lab of European Economics. Al suo attivo, volumi e articoli sul rapporto tra movimenti di capitali e crescita economica, sull’allargamento dell’Unione Europea, sulle determinanti degli scambi e degli investimenti diretti internazionali. Tra i suoi libri “Economia dell’integrazione finanziaria. Mercati e istituzioni internazionali”, (2002), “L’economia spagnola da Franco ad oggi” ( 2005, con Mino Cavallo) e “Nell’occhio del ciclone: strategie per costruire il futuro del Made in Italy” ( 2008, con Beniamino Quintieri).

Quali previsioni in Europa per i prossimi mesi?
Siamo in recessione, e così sarà almeno fino ai primi due trimestri del 2009.

Dove vanno le banche europee?
Il sistema bancario europeo è stato salvato dal collasso solo da un intervento concertato degli Stati membri dell’Unione europea, deciso in un summit urgente dell’Eurogruppo, con la partecipazione del Regno Unito.

Come si è evoluto il sistema bancario europeo dopo l’introduzione dell’euro?
La concentrazione è stata uno degli aspetti-chiave. Paradossalmente, si tratta di gruppi che sono “troppo grandi per fallire”, ma anche quasi “troppo grandi per essere salvati” da un qualunque singolo governo nazionale. In ogni caso, se questi istituti fossero stati tutti adeguatamente capitalizzati, la loro crescita internazionale non avrebbe di per sé contribuito alla crisi attuale. Ma grazie alle condizioni monetarie e finanziarie favorevoli del primo decennio di vita dell’euro, i regolatori nazionali hanno consentito a questi grandi gruppi bancari europei di aumentare eccessivamente la leva finanziaria. Questo ha indotto in difficoltà le banche europee, nel momento in cui le condizioni finanziarie generali si sono improvvisamente deteriorate.

Cosa fa l’Europa contro l’aggravarsi della crisi?
Gli Usa, il Giappone e addirittura la Cina hanno varato misure imponenti. In Europa invece si attende, ma stavolta il tempo è davvero tiranno. Ancora in estate, la Banca Centrale Europea alzava i tassi quando ormai da un anno gli indici di fiducia delle imprese europee segnavano burrasca. Ora la Bce taglia i tassi precipitosamente, ma si insegna che l’effetto della politica monetaria giunge con un ritardo di alcuni mesi. Nel frattempo, le previsioni più aggiornate ci parlano di un 2009 di dura recessione e – forse – di un 2010 in lieve recupero per Eurolandia.

Quando si toccherà il fondo?
La caduta peggiore della produzione si avrà in questo e nel prossimo trimestre.

Cosa è emerso da questa crisi?
La debolezza del sistema “para-bancario”. Gli eventi dell’ultimo anno mostrano che è molto fragile e che i governi sono molto meno disposti a salvarlo rispetto alle banche. Nel prossimo futuro, il settore finanziario si dovrà progressivamente ritirare verso i confini del sistema bancario in senso stretto, e nell’ambito del sistema bancario si tornerà alle attività tradizionali: raccolta di depositi, protetti da garanzie pubbliche, e prestiti al settore reale, imprese e famiglie. In alcuni Paesi europei, come Regno Unito e forse l’Irlanda, il settore finanziario si contrarrà; ma in altri – Italia inclusa – molto meno.

Quando comincerà la ripresa?
I primi segnali si avranno nel quarto trimestre del 2009, con un + 0,2%.

Quali sono gli elementi positivi di questa situazione?
Si sgonfia la bolla petrolifera.

Qual è la situazione attuale?
Il prezzo del petrolio e delle “commodities” (materie prime e altre merci che il mercato richiede in ogni caso, ndr) in caduta libera, con Arabia e Russia tra le più colpite; la Cina, invece, è alle prese con il difficile ri-orientamento dall’export alla domanda interna. Infine, ma questa non è una sorpresa, la consueta cacofonia europea. Dall’Unione Europea si dovrebbe pretendere qualcosa. Gli Stati Uniti si sono già mossi, e lo faranno ancora prima o subito dopo l’insediamento di Obama.

Qual è il termometro degli investimenti ?
Saranno in forte calo nell’area-Euro nel 2009, ed in calo anche in Italia, dove peraltro sono cresciuti assai poco anche nel biennio della “ripresina” 2006-07.

Quali caratteristiche dovrebbe avere il piano per l’Europa?
In primo luogo quest’intervento dovrebbe essere coordinato a livello dell’Eurogruppo per evitare di sforare eccessivamente gli obiettivi del Patto e che qualche Paese si avvantaggi della spesa pubblica altrui, sfruttando il canale dell’export intra-europeo. Inoltre, dovrebbe avere un impatto immediato sulla domanda di famiglie e imprese, anche per scongiurare i rischi di deflazione segnalati dal Commissario Almunia. Infine, i singoli governi dovrebbero godere di ampia discrezionalità sulle modalità di intervento. In questo modo, l’emergenza europea potrebbe trovare una prima risposta continentale senza negare la sovranità degli Stati. Altrimenti, dovremo solo sperare in Obama, e forse nella Cina.

Quali consigli si sente di dare alle famiglie sui risparmi?
Premesso che è difficile dare consigli in una situazione “eccezionale” ed in continua evoluzione, direi che le banche italiane sono oggi affidabili almeno quanto quelle di altri paesi europei considerati solidi, come Francia e Germania. I risparmi presso il sistema bancario italiano godono oggi di una garanzia del governo, per cui sono altrettanto affidabili dei titoli del debito pubblico (Bot, Btp). Azioni e obbligazioni di imprese non bancarie sono ancora prodotti ad elevata volatilità, anche se i prezzi sono scesi già molto e potrebbero risalire se la fiducia si consolidasse.

12 dicembre 2008

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