Marco Guzzi: «Serve un rinnovamento interiore»

Intervista al poeta e storico conduttore di “3131”, che dirige per le edizioni Paoline la collana Crocevia. «La storia del mondo chiede di essere ricominciata a partire da più profonde sorgenti umane» di Antonella Gaetani

Marco Guzzi è un poeta. Ha condotto per anni trasmissioni di dialogo con gli ascoltatori di Radio Rai, ha diretto centri culturali e riviste, e da più di 10 anni porta avanti la sperimentazione, presso l’Università salesiana di Roma, dei Gruppi Darsi Pace (www.darsipace.it). Nel 2009 Benedetto XVI lo ha nominato membro della pontificia Accademia di Belle Arti e Lettere dei Virtuosi al Pantheon. Dirige per le edizioni Paoline una collana arrivata a 10 volumi, Crocevia, che il 28 gennaio scorso è stata presentata a Casa delle Letterature. In uscita l’ultimo titolo: “La saggezza delle fiabe” di Massimo Diana.

Lei ha condotto la storica trasmissione radiofonica 3131. Cosa le ha insegnato?
La mia esperienza iniziò nel 1985, nelle ore serali, ed è proseguita fino alla chiusura, avvenuta nel 1995. Ogni giorno per circa due ore dovevo dialogare con le persone più diverse e su ogni genere di questione, specialmente quelle più dure, più difficili, quelle che hanno a che fare con la vita e con la morte, con il significato delle nostre fatiche e del nostro dolore. Per me è stata una grande palestra di ascolto, ogni giorno ero costretto a “tradurre” le mie intuizioni poetiche e le mie riflessioni filosofiche in un linguaggio di immediata comprensione, incarnato, palpitante, diretto e sincero.

Cosa ha rappresentato per lei la radio?
Ho sempre vissuto questa esperienza, che poi è durata fino alla fine del 1998, come una forma del mio lavoro poetico, e cioè dello sforzo di incarnare, di dare corpo a una parola pregna di senso e di vita, capace di illuminare, di consolare, di orientare.

Perché non ama le rigide ripartizioni accademiche?
Preferisco vivere nei loro bordi, nei punti di incrocio e anche di con-fusione. Io ritengo che queste ripartizioni così rigide, per esempio tra dire poetico e ricerca filosofica, o tra conoscenza spirituale e pratiche psicoterapeutiche, o ancora tra liberazione interiore e azione storico-politica, appartengano in gran parte a un’epoca della cultura umana che si sta esaurendo, consumando, spappolando in una lunga crisi terminale.

Quali nuovi percorsi andrebbero intrapresi?
Oggi mi pare che dovremmo lavorare su diversi piani interconnessi: innanzitutto rilanciare itinerari di rinnovamento interiore sia per i credenti che per i non credenti, perché tutti abbiamo bisogno di ritrovare l’entusiasmo della vita e il coraggio della creazione.

Il cardinale Bagnasco, nella prolusione che ha aperto il Consiglio permanente della Cei lo scorso 25 gennaio, ha detto che sarebbe auspicabile una generazione di cattolici impegnati. Come legge queste parole?
Credo che le parole del cardinale vadano lette proprio in questa chiave. Non si tratta, cioè, della richiesta di qualche nuova aggregazione politica che si faccia forza col nome di Cristo, non si tratta insomma di ricostruire la Democrazia Cristiana; ma di richiamare i credenti ad approfondire la propria esperienza di fede, la propria esperienza spirituale, la propria quotidiana esperienza di ri-generazione battesimale, affinché da questa sorgente riaperta di idee, e cioè di fuoco spirituale, possano zampillare le grandi e nuove visioni di cui ha urgente bisogno il mondo.

Perché, che tempo stiamo vivendo?
Siamo, infatti, per davvero ad un “crocevia” dei tempi (da cui il nome della nuova collana di volumi, ndr), in un punto in cui le nostre decisioni potrebbero diventare determinanti per un tempo futuro amplissimo. E la storia del mondo chiede di essere ricominciata a partire da più profonde sorgenti umane. Questo nesso più profondo tra processi interiori di liberazione e processi storico-politici di rigenerazione è il novum di questi anni, che ci costringe tra l’altro a ripensare lo stesso concetto liberale di laicità. Un compito immenso ed entusiasmante, un lavoro spirituale, culturale, e politico, per il nuovo secolo.

Lei dirige una collana editoriale che si chiama, appunto, Crocevia.
Questa collana realizza un mio antico sogno: costruire una piccola biblioteca della transizione epocale in atto, mettere insieme quei libri che sappiano offrirci chiavi di lettura adeguate dello straordinario passaggio antropologico che stiamo sopportando, leggendolo in senso evolutivo, come un momento certamente denso di pericoli, ma anche di opportunità innovative straordinarie. Credo che di questo nuovo slancio del pensiero abbiamo assoluto bisogno, come ha ribadito con forza Benedetto XVI nella sua ultima enciclica.

É una risposta alla povertà del nostro tempo?
Sì. Tutti, infatti, soffriamo di una incredibile povertà di pensiero, di un immiserimento crescente dei linguaggi, di una carestia di creatività a tutti i livelli. Per questo sono necessari dei manuali che possano aiutare la persona ad attraversare concretamente questa fase cruciale della storia affrontando il proprio sviluppo spirituale. Si tratta, in altri termini, di rimettere in sinergia il lavoro interiore di trasformazione con le dinamiche storiche e politiche di rinnovamento, tanto urgenti in questo tempo di sconvolgimenti globalizzati.

29 gennaio 2010

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