“Match point”, nelle sale un Woody Allen “nuovo”

Sullo schermo il resoconto della scalata sociale di un giovane e delle terribili conseguenze della sua ambizione di Massimo Giraldi

Woody Allen, 70 anni, dal 1969 ha diretto 35 film, quasi tutti incentrati su se stesso, sul proprio ruolo di intellettuale a Manhattan. “Match point”, nelle sale, si segnala dunque per due motivi principali: Allen, come in poche altre occasioni, si riserva il ruolo di regista e non compare come attore; la vicenda esce dai confini newyorchesi e approda a Londra. Qui va in scena il resoconto della scalata sociale di un giovane e delle terribili conseguenze della sua ambizione.

In effetti una serie di circostanze favorevoli porta Chris, una volta lasciata la carriera tennistica, a sposare la figlia di un ricco uomo d’affari, ma anche ad avviare una relazione con Nola, aspirante attrice in attesa della giusta occasione. Si creano così situazioni insostenibili di fronte alle quali per Chris si apre il baratro di scelte estreme. Nel film Allen va al fondo di quei dilemmi etici che mettono di fronte ragione e follia, rispetto e disprezzo, colpa e pentimento. Nei labirinti delle domande sul senso morale delle nostre azioni, si inserisce il “caso” come motore di tutte le conseguenze. Conclusione anche discutibile, ma tormentata, amaramente comica e per niente gradita.

15 gennaio 2006

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