Materne paritarie, è tempo di alleanza fra laici e cattolici

Fism a convegno, nel 40° anniversario. Obiettivo puntato sulla piena attuazione della parità per la quale il sostegno economico è irrinunciabile. E che farebbe risparmiare allo Stato 4 miliardi di euro di Giovanna Pasqualin Traversa (Agenzia Sir)

La Federazione italiana scuole materne (Fism) compie 40 anni, traccia un bilancio e riafferma la propria identità, ribadendo l’impegno di concorrere a realizzare un sistema nazionale di istruzione integrato e dinamico, in grado di affrontare le sfide di una società sempre più complessa e multiculturale. Ma chiede anche la piena attuazione della parità per la quale il sostegno economico è irrinunciabile. L’occasione è l’XI Congresso nazionale “1974 – 2014. Bilanci, orizzonti, prospettive” che si è aperto ieri, mercoledì 18 giugno, a Roma (fino al 21 giugno). E mentre è ancora viva l’eco del grande incontro di Papa Francesco con il mondo della scuola, lo scorso 10 maggio, ieri mattina la Fism è stata ricevuta dal Pontefice a margine dell’udienza generale.

Sistema plurale e integrato. Promossa dalla Cei nel 1973 come organismo associativo e rappresentativo delle scuole d’infanzia paritarie di ispirazione cristiana, la Federazione riunisce 7.800 realtà no profit e paritarie ai sensi della legge 62/2000, presenti in 4.800 comuni italiani (più della metà del totale) con quasi 500mila alunni. 290 milioni il contributo previsto dallo Stato per il 2014. «L’intervento medio annuo dello Stato nel 2013 per alunno di scuola paritaria è stato di circa 420 euro – spiega Luigi Morgano, segretario nazionale uscente della Fism -, contro la spesa annua per ogni bambino che frequenta la scuola statale, superiore a 6.500 euro». La scuola paritaria fa insomma risparmiare allo Stato almeno 4 miliardi l’anno e fa la parte del leone in quel sistema plurale e integrato della scuola dell’infanzia italiana che l’Ocse definisce di «eccellenza a livello internazionale». Nella sua relazione, Morgano insiste sulla necessità di un finanziamento «adeguato» e «certo», anche nei tempi di erogazione, e propone l’istituzione di una convenzione con il ministero dell’Istruzione. E se Francia, Germania, Danimarca e Olanda insegnano, a chiedere “equità” è l’Europa con la risoluzione del Parlamento europeo a favore della libertà di insegnamento (1984) e, più di recente, con la risoluzione dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa sul diritto di libertà di scelta educativa (ottobre 2012).

Responsabile confronto laici-cattolici. Ad auspicare l’avvio di «una seria e approfondita riflessione sulle prospettive e sugli scenari politici per portare a compimento la legge sulla parità» è anche il presidente nazionale uscente Redi Sante Di Pol. Non più «contrapposizione tra laici e cattolici», il suo monito conclusivo, ma «un responsabile confronto» finalizzato al «conseguimento del bene comune». Da don Aldo Basso, consulente ecclesiastico nazionale, l’invito alla Federazione a «camminare in comunione con la Chiesa» e a salvaguardare «l’identità delle scuole di ispirazione cristiana», in particolare la «dimensione etico-religiosa della proposta culturale». «Credo che non debba mai venire meno la fiducia nelle possibilità educative della comunità cristiana e di tutti coloro che sono animati dalla buona volontà», afferma monsignor Gianni Ambrosio, vescovo di Piacenza–Bobbio e presidente della Commissione Cei per l’educazione cattolica, la scuola e l’università, nel messaggio ai partecipanti di cui ha dato lettura don Maurizio Viviani, responsabile dell’Ufficio nazionale Cei per l’educazione, la scuola e l’università. «Questo aspetto – conclude monsignor Ambrosio – sarà particolarmente evidenziato nella Nota pastorale “La scuola cattolica risorsa educativa della Chiesa locale per la società”, che sarà pubblicata nei prossimi mesi».

Tra identità e intercultura. Per monsignor Vincenzo Zani, segretario della Congregazione per l’educazione cattolica che si sta preparando a celebrare nel 2015 il 50° della dichiarazione conciliare “Gravissimum educationis”, la comunità cristiana è chiamata a sviluppare «una pedagogia di comunione che per prima cosa si manifesta attraverso la testimonianza e la credibilità degli educatori, impegnati nel dialogo con gli educandi». Dopo avere tracciato una panoramica dell’educazione cattolica nel mondo (210mila scuole e 58 milioni di alunni), monsignor Zani ne ha messo in luce le specificità legate ai diversi contesti culturali, e ha richiamato il documento pubblicato dal Dicastero nel 2013 “Educare al dialogo interculturale nella scuola cattolica. Vivere insieme per una civiltà dell’amore”. Dopo l’Instrumentum laboris preparato per il 50°, la Congregazione sta lavorando all’elaborazione di una “Magna charta sull’educazione”.

19 giugno 2014

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