Miano: «Rinsaldare legami di vita buona»

L’Azione Cattolica rimette al centro la professione dei docenti e la loro vocazione. Rolando Meconi, docente e consulente del Ministero: «L’insegnante cattolico offre testimonianza di fede vissuta» di Lorena Leonardi

«Istruire dà solo mezzi, “educare” implica che ci siano fini». Lo ha detto Giuseppe Savagnone, esperto di insegnamento ed educazione, nel corso del convegno che l’Azione Cattolica (www.azionecattolica.it) ha organizzato a Roma domenica 14 ottobre, e in occasione del quale è stato presentato il documento “Nella scuola con stile, per costruire il domani”. A interrogarsi sull’emergenza educativa, e sul ruolo specifico degli insegnanti provenienti dalla realtà associativa dell’Azione cattolica, sono stati docenti e presidi di scuole di ogni ordine e grado che, mettendo a confronto esperienze e progetti, hanno disegnato i «connotati dell’essere buoni insegnanti per questo tempo: prendersi cura, corresponsabilità, partecipazione, accoglienza e professionalità».

L’impegno a «rimettere al centro la professione degli insegnanti» secondo «un’idea alta di scuola» è stato ribadito dal presidente di Ac, Franco Miano, che ha evidenziato la necessità di costruire una «cultura della vocazione educativa», indispensabile se vogliamo «mettere al centro della formazione l’integralità della persona» e «rendere belle le nostre scuole, a partire dalla vocazione degli insegnanti». In quest’ottica, ha detto Miano, va inquadrato «uno dei compiti più tipici di un insegnante: lavorare perché possano rinsaldarsi legami di vita buona».

Di «una sfida grande che possiamo vincere con un “cammino di corresponsabilità” che veda coinvolti tutti e che aiuti gli studenti a sentirsi accompagnati nel loro percorso di crescita e maturazione» ha parlato, nel suo messaggio, il ministro dell’Istruzione Francesco Profumo. La professione dell’insegnante, ha aggiunto il ministro, «deve essere adeguatamente valorizzata e sostenuta, affinché gli insegnanti possano tornare ad essere “maestri di cultura e di vita”, senza per questo rinunciare alle competenze professionali sempre più complesse che il progresso scientifico e tecnologico mette a nostra disposizione». Profumo ha sottolineato l’esigenza di «ridisegnare il ruolo degli insegnanti«, «veri eroi moderni per la missione di cui si fanno carico e per le fatiche che spesso sopportano, e che per questo meritano di più in termini di rispetto, formazione e carriera. Valorizzare e rilanciare il loro lavoro diventa una scelta “strutturale” per tutta l’azione educativa».

La progressiva “deriva” del ruolo e della considerazione sociale riservata all’insegnante nasce, secondo Rolando Meconi, docente e dirigente scolastico oggi in pensione, già presidente degli adulti di Ac di Roma, e attualmente consulente del ministero, «da una cattiva interpretazione del ruolo della famiglia nella vita scolastica. Negli ultimi anni – spiega – c’è stata una profonda politicizzazione degli organi di partecipazione scolastica, come i consigli d’istituto. A ciò è seguito un allontanamento dei genitori: c’è difficoltà a trovare chi voglia farne parte. La scuola, inoltre, per molto tempo ha dato lavoro a chi non aveva quella vocazione, e le retribuzioni non altissime allontanano tutt’oggi gli uomini dalla docenza».

Quella attraversata dalla scuola italiana in questo momento è, secondo Meconi, «una fase difficile, come tutti i momenti di transizione: ci sono semi buoni, ma è un momento in cui disponiamo di pochi mezzi per l’aggiornamento, e assistiamo alla riduzione degli orari dell’istruzione tecnica e artistica, cui consegue la perdita di posti di lavoro. È un momento difficile per chi è dentro, ma anche per i precari che vedono allontanarsi la stabilità. I docenti andrebbero sostenuti con l’accompagnamento, soprattutto quando si applicano riforme». Quanto al ruolo dell’insegnante, «deve avere la capacità di trasmettere, che è uno degli elementi della vocazione all’insegnamento. I ragazzi oggi hanno bisogno di trovare punti di riferimento, non vogliono autoritarismo ma autorevolezza. Il docente dev’essere qualcuno a cui chiedere consiglio, un punto di riferimento. E l’insegnante cattolico, in più, può offrire l’esempio di una vita coerente: la testimonianza di quella fede vissuta che si vede nelle azioni quotidiane».

16 ottobre 2012

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