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Minori in rete, limitare l’accesso non basta

«L’esposizione ai rischi di internet non produce necessariamente conseguenze dannose. I ragazzi, nella stragrande maggioranza, non sono turbati da contenuti o situazioni rischiose in cui si imbattono on line». Anche se «i ragazzi che hanno difficoltà emotive e relazionali nel “mondo off line” hanno più probabilità di essere infastiditi o turbati on line». È quanto emerge dall’ultimo report – pubblicato ieri, 10 gennaio – del network Eu kids Online di cui OssCom, Centro di ricerca sui media e la comunicazione dell’Università Cattolica di Milano, è il nodo italiano.

«I ragazzi con problemi psicologici – spiegano i ricercatori – sono meno resilienti; soffrono di più, più intensamente e più a lungo, le conseguenze dannose dei rischi di internet. Inoltre, tendono ad avere un atteggiamento passivo di fronte ai rischi, anziché cercare attivamente una soluzione al problema». Dall’altra parte, invece, «la stabilità emotiva aiuta i ragazzi a sviluppare la resilienza ai pericoli della rete», ovvero la capacità di reagire a eventuali rischi. Tra questi sono particolarmente rilevanti l’esposizione a contenuti di natura sessuale, il bullismo on line e il sexting, vale a dire lo scambio di messaggi a sfondo sessuale. Lo studio è stato condotto su minori che sono stati turbati da almeno un’esperienza rischiosa on line.

Di fronte a questa situazione la ricerca evidenzia come limitare l’accesso a internet non basti. «I ragazzi cui i genitori danno regole per limitare le attività o il tempo trascorso on line – si legge nel documento – non sono meno turbati dai rischi della rete, né sono più propensi a rispondere attivamente ai problemi. Al contrario, il coinvolgimento dei genitori nelle attività on line dei figli e il monitoraggio stimolano la capacità dei ragazzi di affrontare i rischi». La risposta ai rischi on line cui i ragazzi dichiarano di ricorrere più spesso è parlarne con qualcuno: lo fa il 53% di chi è turbato da contenuti pornografici, il 60% di chi ha ricevuto messaggi sessuali e il 77% di chi è stato vittima di bullismo on line.

«L’uso delle diverse strategie di risposta – afferma Giovanna Mascheroni, responsabile della ricerca per l’Italia – dipende anche dal benessere psicologico del ragazzo. I ragazzi insicuri o con problemi emotivi adottando più spesso risposte di tipo fatalistico e meno efficaci». La ricercatrice di OssCom ricorda come «rispetto alla media europea, i ragazzi italiani sono più vulnerabili ai rischi di internet. Infatti solo la metà dei ragazzi di 9-10 anni e il 74% dei ragazzi di 11-16 anni ha riferito di non esserne rimasto turbato, contro la media europea del 61% dei ragazzi più piccoli e del 76% degli 11-16enni».

11 gennaio 2013