Miriano, manuali divertenti su temi seri

Secondo successo della giornalista-scrittrice sul matrimonio: in un mese “Sposala e muori per lei” ha superato le 13mila copie, dopo l’uscita di “Sposati e sii sottomessa” di Paolo Pegoraro

«Le mogli siano sottomesse ai mariti come al Signore… E voi, mariti, amate le vostre mogli, come Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei». È sempre istruttivo vedere come se la cava il povero sacerdote incappato in Efesini 5,21-33: chi con la battuta ironica per ovviare l’imbarazzo, chi con la contestualizzazione storica, chi con la metafora ecclesiologica… in qualche maniera si esce dal ginepraio. Certo, nessuno pensa di tirarci fuori un bestseller. Per imprese tanto incoscienti ci vorrebbero almeno Indiana Jones, o una mamma di famiglia. Tipo Costanza Miriano, all’attivo un marito e «quattro esseri che sarebbe ottimistico e incauto definire bambini», nonché giornalista del Tg3 nazionale. Lei san Paolo l’ha piazzato in copertina: Sposati e sii sottomessa (Piemme 2011) è volato a quota 30mila copie, mentre in un mese Sposala e muori per lei (Sonzogno 2012) ha tagliato il traguardo delle 13mila. Impegnatissima tra famiglia e lavoro, abbiamo raggiunto Costanza Miriano al telefono, mentre sbriga commissioni con scatto da centometrista e attraversa la città per recuperare la prole.

Titoli perentori e pagine divertentissime. Costanza, sarà questo il segreto del tuo successo editoriale?
Sant’Agostino diceva che solo ciò che diverte l’anima la nutre. In questo libro non credo di aver avuto grosse intuizioni, se c’è un merito è stato renderle accattivanti e divertenti. E poi se penso, da credente, che la morte è stata sconfitta, allora… le piccole avversità quotidiane si possono affrontare quasi sempre con il sorriso. Anche se l’ingorgo di traffico nel quale sono incappata ora mi fa ridere pochissimo, visto che ho tre figli che mi aspettano davanti alla scuola!

Vedere in san Paolo un maestro di femminilità non è proprio cosa cui pensano tutti, sai?
San Paolo è un profondo conoscitore dell’animo femminile e maschile. Intende l’essere sottomessa come “colei che precede l’uomo”, lo sostiene, lo sorregge. Non è la banale questione di chi lava i piatti o stira. Conosco donne che hanno respinto questa parte del loro animo e sono profondamente arrabbiate e infelici. E da quante altre, che hanno scoperto in ritardo la bellezza di essere materne e accoglienti, mi sono sentita dire: “Se lo avessi saputo prima…”.

Ecco. Dici “sottomissione” e subito partono i brusii in sala…
È una parola che tocca dei nervi scoperti. Eppure, anche la donna che ha ottenuto la parità sociale avverte che continua a mancare qualcosa alla sua realizzazione. Perché il suo più profondo desiderio è quello di essere accogliente, di avere un capo di cui lei è il collo, il sostegno.

Nel secondo volume hai rilanciato, stavolta per l’uomo, un altro vocabolo estinto: la “venerazione”.
Suona strana, eppure ho sperimentato – e me lo confermano le tante lettere ricevute – che in un rapporto nel quale ci si sforza di limare i propri difetti, davvero la venerazione nasce spontanea. Il segreto che ho imparato io per prima e che ho cercato di comunicare è che l’amore vero è “preterintenzionale”. Due persone che investono energie non a cambiare l’altro e a misurare quanto ricevono, ma a migliorare se stessi, si scoprono quasi “per caso” ad amarsi. Certo, è una visione dell’amore diversa da quella molto emozionale e istintiva che va per la maggiore. Il vero amore è un’opera d’arte.

Questo libro è un tale elogio della diversità che poteva pure titolarsi: “Ho sposato un alieno…”
Una bella parte del libro la dedico ai linguaggi, perché davvero l’uomo e la donna parlano due lingue diverse. Siamo nell’epoca delle diversità, ma il diverso ci va bene finché non ci tocca, mentre l’altro con cui viviamo gomito a gomito ci disturba. Se mi ritengo l’arbitro della realtà non è possibile alcuna accettazione, devo invece essere profondamente convinta di avere uno sguardo creaturale, limitato e pure un po’ miope… solo allora posso provare ad accogliere con umiltà il punto di vista di mio marito, a fidarmi, e questo risolve tanta fatica quotidiana! Alle mie amiche dico sempre di provarci per un tempo determinato, ad esempio un mese. Qualche volta lui avrà ragione, qualche altra no, ma il fatto di accogliere il suo punto di vista fa del bene a tutti e due, perché consolida un meccanismo di fiducia reciproca.

La virilità si apprende, scrivi, a differenza dalla maternità.
Essere uomini e donne come si deve è qualcosa che entrambi impariamo: la donna a essere accogliente e l’uomo a essere virile. Tuttavia la maternità, che non esaurisce tutto l’essere donna, è sicuramente qualcosa di molto più istintivo rispetto alla paternità. Non credo ci sia grande merito nell’amore materno, così viscerale che talvolta necessita di essere contenuto e… limitato. Perché spesso siamo tentate di applicarlo anche ai nostri uomini!

Quello che chiami “l’istinto della preside”…
Quando ho chiesto a mio marito cosa che gli dava più fastidio, mi ha risposto: “Il fatto che voi donne prendete un uomo e pensate di doverlo educare, migliorare, correggere”. Ma questo è un lavoro che nessuno può fare al posto dell’altro….

Costanza Miriano, Sposala e muori per lei, Sonzogno 2012, pp. 208, 15 euro

6 novembre 2012

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