Monsignor Slawomir Oder: «Wojtyla, santo mistico e umano»

Il postulatore della causa di canonizzazione di Giovanni Paolo II è intervenuto all’incontro organizzato dal Servizio diocesano per la pastorale giovanile: «Era il Papa della preghiera» di Christian Giorgio

Il 1° maggio del 2011 Floribeth Diaz, a letto malata, guardava le immagini di piazza San Pietro alla tv. Pochi giorni prima, i medici di San José, in Costa Rica, le avevano diagnosticato la rottura di un aneurisma dell’arteria cerebrale: ogni operazione sarebbe stata inutile. Quel 1° maggio, giorno della beatificazione di Giovanni Paolo II, Floribeth chiese al Papa polacco di «intercedere presso Dio per farla guarire». E così fu. Dalla mattina seguente l’aneurisma era sparito.

È partito dal racconto del miracolo che ha inequivocabilmente sancito la santità di Giovanni Paolo II, l’incontro con il postulatore della causa di canonizzazione monsignor Slawomir Oder, organizzato, mercoledì 19 febbraio, dal Servizio diocesano per la pastorale giovanile. Ai tanti i ragazzi che hanno riempito la sala del centro culturale Gp2, monsignor Oder ha parlato del lungo lavoro che lo ha portato a «raccogliere la percezione delle persone sulla santità» di Wojtyla. «Ogni testimonianza era un tassello – ha detto il sacerdote polacco – fondamentale per la comprensione della totalità del variegato mosaico» che è la vita di Giovanni Paolo II.

Nei racconti delle persone che lo hanno conosciuto, ha notato monsignor Oder, «viene fuori una grande umanità» perfettamente compenetrata a una «profondissima vita spirituale, da vero mistico». Il suo rivolgersi a Dio era «costante». Per Wojtyla, «il compito più grande che un Papa potesse avere nei confronti del mondo era quello della preghiera». Una consapevolezza che in lui restò fortissima anche negli ultimi anni del suo pontificato. «Una delle cose che più mi ha colpito – ha confidato monsignor Oder – è il racconto di alcuni collaboratori che lo assistevano durante i viaggi apostolici. A fine giornata, stremato dalle fatiche che il suo corpo non riusciva più a sopportare, si ritirava nella sua stanza all’interno della quale voleva che fosse collocato il Santissimo sacramento». Molte volte, «la mattina seguente – ha continuato il postulatore -, il letto era intatto e il Papa era ancora prostrato ad adorare l’Eucaristia».

Ogni sua fatica «scompariva davanti al Signore», come davanti ai tanti giovani che da tutto il mondo hanno imparato ad amarlo durante i 26 anni del suo pontificato: «“Se stai con i giovani, diventi giovane” disse in polacco a Tor Vergata, durante la Giornata mondiale della gioventù del 2000». La sua «era una figura paterna – ha riflettuto Oder -, e il segreto di questa paternità risiedeva nella sua capacità di scommettere sui giovani, che spronava per farne emergere le potenzialità». Un atteggiamento, questo, che Giovanni Paolo II ebbe sin dal primo momento del suo pontificato. Era il 1979 «quando lo incontrai per la prima volta – ha raccontato il postulatore, che ai tempi non era ancora entrato in seminario -. Si rivolse a noi giovani con delle parole che porto ancora nel cuore: “Siate esigenti con voi stessi, fuggite dalla mediocrità, puntate in alto”. Si comportava come un padre che ha fiducia nei suoi figli, scommettendo su di loro per spingerli verso la vera pienezza della vita».

Quella pienezza che è «tensione costante verso la santità». Durante il suo pontificato, Giovanni Paolo II ha proclamato 482 santi. «Il suo segnale è stato molto chiaro – ha precisato monsignor Oder -; come egli stesso diceva, “il compito della Chiesa è quello di portare la gente alla santità”». Tutte le beatificazioni e le canonizzazioni promosse da Wojtyla sono quindi la rappresentazione plastica di una «realtà fertilissima che è ancora la Chiesa di Cristo – ha aggiunto il sacerdote -, capace di trasmettere ai propri figli tutto ciò che è necessario per far fruttificare il loro battesimo». In questo contesto si pone anche la canonizzazione di Giovanni Paolo II, che è un «messaggio di vita che sgorga da Cristo – ha concluso monsignor Oder -, passa attraverso la Chiesa e la storia dell’umanità, per bagnare la nostra terra e far crescere nuovi santi».

20 febbraio 2014

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