Muore Viola, la trans che aveva ritrovato una famiglia a Termini

Nata in Colombia come Pablo, si è spenta circondata dall’affetto degli operatori di Binario 95. Radicchi (Onds): «Oggi a Roma non ci sono abbastanza posti per accogliere queste persone» di Redattore Sociale

Da una vita agiata nella ricca borghesia di Bogotà alla prostituzione di alto bordo, fino alla strada. Si è spenta martedì 6 maggio alla stazione Termini di Roma la trans Viola, conosciuta anche come Valeria, dopo una lunga malattia per la quale era assistita dalla Sala operativa sociale del comune di Roma al Centro Binario 95. Dopo la notizia della sua morte tanti sono stati i messaggi di commiato da parte degli operatori, che ricordano con affetto questa donna colombiana, di centocinquanta chili, ironica e sempre gentile. La sua storia ricorda da vicino quella di Andrea, la trans uccisa un anno fa, proprio lungo i binari della stazione, con la differenza che Viola aveva deciso di farsi assistere e così per lei gli ultimi giorni di vita sono stati pieni dell’affetto di quella che ormai lei stessa considerava la sua nuova famiglia.

Viola era nata il 12 dicembre del 1969 a Popayan, una città nella parte sud est della Colombia. Quando era ancora un ragazzo si chiamava Pablo, e conduceva una vita agiata: veniva da una famiglia cattolica e aveva studiato in collegi privati. Ma con la scoperta della sua identità sessuale la sua vita inizia a cambiare. Una volta a Bogotà, infatti, inizia a frequentare il bar “La Carretera”, dove entra in un giro di prostituzione omosessuale di alto bordo. Una bella vita che continua anche una volta trasferitasi a Parigi, dove inizia anche a prendere ormoni femminili per cambiare sesso. Ma è a Roma che la vita di Pablo, ormai diventato Viola, comincia a precipitare. L’incontro con un cliente violento la riduce in fin di vita. Dopo un lungo ricovero in ospedale, la donna non riesce a fare ritorno a casa per paura di ritorsioni. Finisce così in strada, tra le stazioni Termini e Tiburtina, dove ha vissuto gli ultimi anni della sua vita.

Al Centro diurno Binario 95 di Termini Viola dormiva ormai da due anni. Aveva deciso di farsi assistere da quando la sua salute aveva iniziato a vacillare: i seri problemi di obesità le creavano crisi respiratorie e affaticavano il cuore. Era inoltre ricorsa a iniezioni di silicone “fai da te” che le avevano creato grossi problemi alle gambe. «In questi anni alla stazione non è mai stata abbandonata – racconta Alessandro Radicchi, responsabile di Onds (Osservatorio nazionale sul disagio sociale) -: aveva ricostruito intorno a sé quella famiglia che a lungo le era mancata. Lo testimoniano le reazioni degli operatori del centro alla notizia della sua morte: tutti hanno inviato messaggi pieni di affetto per questo donnone dal cuore d’oro che mancherà a tutti. Proprio per il suo carattere forte e per la sua ironia era ben voluta – racconta -; per noi era una sorta di mascotte, un’icona felliniana con cui scherzavamo sempre».

Le sue lenzuola non erano mai scelte a caso, ma sempre rigorosamente rosa «perché ci teneva alla sua femminilità – aggiunge Fabrizio Schedid, responsabile di Binario 95 – e noi che l’assistevamo c’eravamo affezionati a lei. È l’unica persona alla quale abbiamo dato un armadio personale per i vestiti, l’unica a cui lavavamo anche i peluche che teneva sempre sul letto. Insomma c’era un rapporto speciale. D’altronde la conoscevano tutti ormai, anche i viaggiatori dei treni. L’ultimo ricordo che abbiamo è quello della festa del 1° maggio, in cui si era divertita insieme agli altri assistiti a cantare canzoni in spagnolo».

Ma la storia di Viola, così come quella di Andrea, pongono anche domande alle istituzioni su come mettere in piedi un’assistenza strutturata alle persone senza dimora, che tenga in considerazione anche le caratteristiche di genere. «A differenza di Andrea, che essendo più giovane si sentiva anche più forte, Viola si è affidata ai servizi – continua Radicchi -. Ma lei racchiudeva in sé diverse problematiche, era una sorta di emblema della marginalità: transessuale, immigrata, con problemi di obesità e di indigenza estrema. Casi come questi devono portare a riflettere su un tipo di assistenza più qualificata. Oggi a Roma non ci sono abbastanza posti per accogliere queste persone, e su questo dovremo lavorare di più». La data dei funerali di Viola non è stata ancora decisa, le autorità italiane stanno infatti cercando di contattare la famiglia in Colombia, con la quale la donna non aveva più contatti da anni.

9 maggio 2014

Potrebbe piacerti anche