Nell’Eucaristia il segno dell’unità dei cristiani

L’appello di Benedetto XVI durante la Messa «nella Cena del Signore», celebrata il Giovedì Santo nella basilica lateranense, con il rito della lavanda dei piedi. «La fede richiede l’amore» di Giulia Rocchi

«Dona alla tua Chiesa l’unità, perché il mondo creda». Con questa preghiera al Signore, Benedetto XVI conclude la sua omelia nella Messa in Coena Domini, la concelebrazione del Giovedì Santo in cui si fa memoria dell’Ultima Cena di Gesù con i discepoli, che ha riunito centinaia di fedeli nella basilica di San Giovanni in Laterano. Al momento della presentazione dei doni è affidata al Santo Padre un’offerta per le vittime del terremoto e dello tsunami in Giappone. Al termine della liturgia avviene la traslazione del Santissimo Sacramento alla Cappella della reposizione. Durante la celebrazione il rito della lavanda dei piedi, con il Papa che si china davanti a dodici sacerdoti della diocesi di Roma. Ripete i gesti compiuti da Gesù prima di spezzare il pane e bere il vino con i suoi.

È proprio in quest’ultimo convito che viene istituita l’Eucaristia, con la quale «nasce la Chiesa», sottolinea il Santo Padre. «Noi tutti – spiega infatti – mangiamo lo stesso pane, riceviamo lo stesso corpo del Signore e questo significa: Egli apre ciascuno di noi al di là di se stesso. Egli ci rende tutti una cosa sola. L’Eucaristia è il mistero dell’intima vicinanza e comunione di ogni singolo col Signore. Ed è, al tempo stesso, l’unione visibile tra tutti». E ancora: «Essa è l’incontro personalissimo col Signore e, tuttavia, non è mai soltanto un atto di devozione individuale. La celebriamo necessariamente insieme», in comunità.

Da qui l’appello, ripetuto con forza da Benedetto XVI, all’unità dei cristiani. Che può realizzarsi «soltanto se i cristiani – afferma – sono intimamente uniti a Lui, a Gesù. Fede e amore per Gesù, fede nel suo essere uno col Padre e apertura all’unità con lui sono essenziali». Questa unità, prosegue ancora il Pontefice, «non è dunque una cosa soltanto interiore, mistica. Deve diventare visibile, così visibile da costituire per il mondo la prova della missione di Gesù da parte del Padre».

Ma l’invito del Santo Padre, nella Messa «nella Cena del Signore», è anche a guardarsi dentro, ricominciare a credere autenticamente. «Abbiamo veramente desiderio di Lui?», domanda il Papa. «C’è dentro di noi la spinta ad incontrarlo? Bramiamo la sua vicinanza, il diventare una cosa sola con Lui, di cui Egli ci fa dono nella Santa Eucaristia?». La risposta non è scontata, osserva Benedetto XVI, che cita in proposito anche la parabola del banchetto nuziale, al quale gli invitati si presentano senza l’abito adeguato. Sono come tante persone che si professano credenti oggi, ma «senza gioia per la vicinanza con Gesù, seguendo solo un’abitudine e con tutt’altro orientamento della loro vita». A loro, e a tutti i credenti, il Papa ricorda che «chi vive la fede non come amore non è preparato alle nozze e viene mandato fuori. La comunione eucaristica – aggiunge – richiede la fede, ma la fede richiede l’amore, altrimenti è morta anche come fede».

22 aprile 2011

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