«Non lasciamoci rubare l’amore per la scuola»

Celebrata la grande festa del mondo dell’educazione con Francesco: oltre 300mila in piazza, tra docenti e alunni di tutte le età. Il Papa: «Tra i banchi cresce il senso del vero, del bene e del bello» di Lorena Leonardi

Un’enorme aula all’aperto, sotto un cielo azzurro come i fazzoletti che, ovunque, sventolavano per il Papa. La scuola era tutta radunata attorno a lui, sabato 10 maggio, tra piazza San Pietro e via della Conciliazione stracolme di oltre 300mila persone, tra docenti e alunni di tutte le età accorsi alla grande festa de “La chiesa per la scuola”. (FOTO) Girandole, applausi, palloncini bianchi e gialli, musica e artisti tra i quali Max Giusti, Giulio Scarpati, Francesco Renga e Fiorella Mannoia hanno animato il pomeriggio scandito dalle testimonianze, come quella del “prof” di astrofisica che insegna ai ragazzi l’amore per l’infinito e quella del ragazzo scappato dalla guerra e “rinato” grazie ai salesiani. Tra gli ombrelli colorati, indispensabili sotto il sole sorprendentemente caldo, spiccano gli striscioni di complimenti – “Papa Francesco sei super” -, e di spiritose richieste: “Papa Francesco pensaci tu: brutti voti non ne vogliamo più”. Ma interrogazioni e brutti voti sono l’ultimo dei pensieri di queste classi in festa che ammutoliscono quando il Papa ricorda l’immagine della sua maestra elementare: «Mai ho potuto dimenticarla, lei mi ha fatto amare la scuola e poi io sono andato a trovarla durante tutta la vita, fino a quando è venuta a mancare, a 90 anni. Amo la scuola perché quella donna mi ha insegnato ad amarla». Non si cresce da soli, ma «c’è sempre uno sguardo che ti aiuta a crescere», e «se uno ha imparato a imparare, questo gli rimane per sempre», ha aggiunto Francesco rivelando che il segreto della scuola è proprio questo: «Imparare a imparare».

Se un insegnante «non è aperto a imparare, non è un buon insegnante, non è nemmeno interessante», mentre i ragazzi «hanno fiuto» per gli insegnanti che sanno “contagiarli”. La scuola secondo Francesco «non è un parcheggio ma un luogo di incontro e di cammino. Noi abbiamo bisogno di questa cultura dell’incontro» e di collaborazione con la famiglia all’insegna del «rispetto reciproco». Tra i banchi si sviluppa «il senso del vero, del bene e del bello», perché «l’educazione non può essere neutra: o è positiva o è negativa, o arricchisce o impoverisce, o fa crescere la persona o la deprime». Se «per educare un figlio ci vuole un villaggio», ha detto ancora il Papa ricordando un proverbio africano che esalta il valore della condivisione e della corresponsabilità, «questo incontro è molto buono, un grande incontro della scuola italiana, tutta la scuola». E, senza distinzioni di alcun tipo, alunni e docenti di scuole statali e paritarie si stringono le mani, cantano, ballano con Francesco e per Francesco.

«Molti di noi non frequentano abitualmente la chiesa ma con questo Papa ci stiamo avvicinando», spiega Camilla Mastrangeli, 18 anni, studentessa al liceo scientifico “Cavour”, che ha partecipato in massa con 230 studenti. Le loro magliette strillano “Bella Fra’!”, «forse un po’ confidenziale, ma lui ci capisce così bene, siamo sicuri che non se ne risente», commenta Camilla. Per don Filippo Morlacchi, direttore dell’Ufficio per la pastorale scolastica e l’insegnamento della religione del Vicariato, «bisogna lavorare tutti insieme, in ascolto dei bambini e dei ragazzi, valorizzando il tanto di buono che già si fa e dedicando all’educazione le nostre migliori energie». «Sono qui anche tanti alunni che non frequentano l’ora di religione», sottolinea padre Antonio Ortenzio, figlio della Sacra Famiglia (congregazione dedita all’insegnamento) e docente da 32 anni, di cui gli ultimi sette proprio al Cavour. Dove, sei anni fa, «il Papa, da cardinale, venne a farci visita, poiché amico di famiglia di un alunno, e a parlarci della chiesa argentina. Già allora incantò tutti». E oggi continua a farlo. «C’è poco da fare, riesce sempre a coinvolgerci», ammette Maria Adele De Caro, preside all’istituto comprensivo “Paolo Stefanelli”, che da Monte Mario partecipa con circa 150 studenti dai 6 ai 14 anni: «Lui è come noi, paladini di un mondo pieno di cose belle».

Sulla bellezza ha insistito anche il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana: «Da qui passa la bellezza della vita cui vogliamo educare le generazioni», per cui, ha sottolineato, «occorre rimettersi in marcia» nonostante i «problemi strutturali» che affliggono la scuola, «tassello decisivo nella costruzione della città dell’uomo». Ha rivolto agli studenti un invito a scommettere «non su quello che farete ma su quello che sarete» il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini, ricordando che ogni mattina 22.500 scuole statali e paritarie aprono le porte ad otto milioni di studenti e ai loro insegnanti, in un «esercizio quotidiano che non fa rumore». Non solo leggere, scrivere e far di conto. «Si educa per conoscere tante cose importanti, per avere certe abitudini e anche per assumere certi valori», e grazie alla scuola ogni persona impara «la lingua della mente, la lingua del cuore e la lingua delle mani», ha aggiunto il Papa, chiudendo il suo intervento con un appello rivolto alla piazza, aula per un giorno, e alle aule di tutto il mondo: «Non lasciamoci rubare l’amore per la scuola».

12 maggio 2014

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