Omofobia e ddl Scalfarotto, dibattito e contestazioni a Roma Tre

Mario Adinolfi e il suo “Voglio la mamma” al centro del convegno che si è svolto al dipartimento di Giurisprudenza dell’ateneo. Il cappellano don D’Orazio: «Importante parlarsi e capire» di Paola Proietti

Avvocati, professori e un giornalista il cui libro potrebbe diventare un reato. Sono gli attori del convegno che si è tenuto oggi, martedì 27 maggio, presso il dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Roma Tre, dal titolo “Omofobia e ddl Scalfarotto, luci ed ombre di una tutela penale dell’identità sessuale”. Il giornalista è Mario Adinolfi, ex parlamentare del Pd e autore di “Voglio la mamma”. «Inizialmente – rivela – si doveva chiamare “Contro i matrimoni omosessuali”, e lo avevo pubblicato gratuitamente sui social network. Ma ho già pagato il prezzo della censura, dato che Facebook ha cancellato dal mio status il secondo capitolo, che parla proprio dei matrimoni tra persone dello stesso sesso. Un atto che fa riflettere – dice – perché succede ora che il disegno di legge Scalfarotto non è ancora legge, figuriamoci se passasse. Il mio libro sarebbe il passaporto per la galera».

Il ddl, a breve in discussione al Senato, vuole introdurre il reato di omofobia, senza però definirlo, lasciando così la libera interpretazione della parola. Pertanto, il rischio è che chiunque esprima pubblicamente pensieri, parole, giudizi contro il mondo omosessuale finisca in carcere. Un reato di opinione, quindi. E proprio per avere chiarimenti giuridici, alcuni studenti si sono rivolti a don John D’Orazio, coordinatore della Cappellania di Roma Tre. «Noi operiamo con studenti che s’incontrano settimanalmente per momenti di riflessione, e anche con i dipartimenti, a livello culturale, proprio per ragionare su temi come questo. Il contenuto di questa legge – spiega il sacerdote – rischia di sconfinare in un reato importante. Per questo è bene parlarne e capire, senza farsi prendere troppo da sensibilità personali».

Per Antonella Massaro, ricercatore confermato di Diritto penale a Roma Tra, il ddl Scalfarotto «non è altro che l’ampliamento della legge Mancino e propone la discriminazione razziale anche a condotte omofobiche e transfobiche. L’obiezione del reato di opinione è la più consistente. A mio avviso, da un punto di vista interpretativo, si potrebbe privilegiare una mozione restrittiva di omofobia, al fine di evitare che chi scrive un libro come quello di Adinolfi vada incontro a una sentenza di condanna». Indubbiamente, aggiunge, «non sono in grado di dire se poi l’entrata in vigore della legge possa aumentare il numero di denunce che saranno sporte per fatti di questo tipo, ma ci sono argini per limitare l’applicabilità d’interpretazione».

Tra i relatori del convegno anche Simone Pillon, avvocato e consigliere nazionale del Forum delle associazioni familiari, una realtà presente in tutta Italia, impegnata a sostenere la famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna «L’obiettivo della teoria del gender – rileva – è arrivare all’indifferentismo sessuale. Ossia, per eliminare le ingiustizie bisogna eliminare le differenze, prima fra tutte quella sessuale. Questo però comporta dei problemi di generatività, ossia: chi farà i figli? Ecco spiegati gli enormi investimenti sulla tecnologia scientifica per la clonazione, l’utero artificiale, la fecondazione assistita. Questa è la strada attraverso la quale, tecnologicamente, si vuole far passare il fatto che senza maschio e femmina non ci saranno figli».

Durante il convegno c’è stata l’incursione di alcuni studenti di altre facoltà, secondo cui il dibattito non era adatto alle aule di un’università laica. Si sono schierati, in particolare, contro Adinolfi. Proprio il giornalista ha tenuto a precisare che «la mia è una visione laica, razionale ed intellettuale di chi vuole fare una battaglia contro il caos irrazionalista, contro chi pretende di trasformare i propri desideri in diritti. Contro un mondo dove l’umanità nega se stessa».

27 maggio 2014

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